Qualche giorno fa vi parlavo dei dubbi che, insieme a molti autori e musicisti, sto avanzando sulla gestione dei nostri diritti, e in particolare sul rapporto non felice (per usare un eufemismo…) che molti di noi hanno con la Siae. Abbiamo lanciato una campagna sul web con un jingle improvvisato usando l’hashtag #franceschiniripensaci, che in poche ore ha avuto 100.000 visualizzazioni oltre a migliaia di condivisioni e adesioni. Artisti anche molto noti come i Sud Sound System e Frankie Hi-nrg – giusto per citare due casi – hanno espresso il loro interesse nei confronti dell’argomento. Nel frattempo, lo scorso 10 aprile è scaduto il termine per il ricevimento della direttiva Barnier dell’Unione Europea per l’apertura del mercato della raccolta e gestione dei diritti d’autore sulle opere musicali a operatori privati, che nella Ue vale circa 5 miliardi di euro, mentre qui in Italia siamo ancora all’inizio dell’esame parlamentare.

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Un paio di giorni dopo la pubblicazione del post, sono stato contattato da un deputato relativamente ad una proposta di legge sull’argomento, ed un altro – di diverso schieramento – mi ha citato in un’interrogazione indirizzata proprio al ministro Franceschini. Non so se questo porterà dei risultati positivi, e francamente permettetemi anche di essere scettico sul fatto che le mie parole su queste pagine abbiano folgorato una forza politica che, nel secondo caso, era fino a ieri di parere diametralmente opposto (e agli antipodi del mio pensiero, ma questo è un altro discorso).

Ma attenzione: “follow the money”, “se vuoi capire come si muove un giro d’affari segui i movimenti che fa il denaro” – diceva il detective Lester Freamon in The Wire. E oggi che Fedez lascia la Siae per associarsi a Soundreef (una giovane società indipendente per la gestione dei diritti d’autore), un bel quantitativo di denaro lo segue, considerando che si tratta del cantante italiano che ha venduto più biglietti per i suoi concerti nel 2015. Ora, con buona pace dei rapper milionari, la domanda che a noialtri interessa è: cosa cambierà per le decine di migliaia di autori “piccoli” e indipendenti nei prossimi mesi?

Forse niente. Perché, come accennavo con il post precedente, non è detto che la privatizzazione sia una soluzione, specialmente in un ambito – come quello musicale ed editoriale – in cui si parla (si dovrebbe parlare…) di cultura, e in cui il ruolo sociale di chi scrive e compone dovrebbe essere più forte del profitto. O forse perché l’auspicata riforma si incaglierà, come spesso capita, nelle secche della procedura parlamentare. O forse ancora perché – un altro caso che abbiamo visto spesso – si “deciderà di non decidere”.

Ma forse cambierà qualcosa. Forse chi scrive musica o versi ha capito che con una lotta unitaria si possono ottenere dei risultati importanti. Forse realtà come Soundreef ed altre che hanno sostenuto la campagna #franceschiniripensaci sono effettivamente più vicine al mondo degli artisti, essendo spesso composte anche da musicisti o autori (sì, lo so che è quello che in teoria dovrebbe essere la Siae). Forse, semplicemente, i modelli ottocenteschi applicati finora non funzionano più, e il cambiamento è diventato inevitabile. Staremo a vedere.