Aprile 2016, l’ordine corre su Whatsapp: “Vai e colpisci Roma”. Il mittente è Mohamed Koraichi, marocchino di 32 anni. Fino al 2015 viveva a Bulciago, in provincia di Lecco. Nel 2008 si è convertito all’Islam. L’anno scorso è partito: in Siria, con la moglie Alice Brignoli e i tre figli, per andare a combattere al fianco dell’Isis. Destinatario del messaggio, invece, è Abderrahim Moutaharrik, 28 anni, di origine marocchina, kickboxer di alto livello sia in Italia che all’estero. Anche lui vive nel Lecchese, anche lui voleva andare in Siria per unirsi allo Stato Islamico con la compagna e i due figli di 2 e 4 anni. Dalla Siria, però, arriva lo stop: inutile raggiungere il Califfato, più utile colpire direttamente in Italia, nella capitale, invasa dai pellegrini per il Giubileo della Misericordia. Il messaggio è intercettato dagli inquirenti, che decidono di accelerare l’indagine su cui lavoravano da tempo: oggi gli arresti nell’ambito dell’operazione congiunta Ros-Digos. Sei le ordinanze di custodia cautelare in carcere: per Mohamed Koraichi e sua moglie Alice Brignoli, per Abderrahim Moutaharrik e sua moglie Salma Bencharki, per Wafa Koraichi (24, anni sorella di Mohamed, arrestata a Baveno, in provincia di Verbania) e per Abderrahmane Khachia, 23 anni, residente in provincia di Varese. Anche quest’ultimo è un nome noto per chi indaga. Suo fratello era Oussama Khachia, aveva 30 anni, era un foreign fighters. Era: perché per gli inquirenti è morto a fine 2015 in Siria, dove era arrivato dopo esser stato espulso sia dall’Italia (28 gennaio 2015 per alcuni post su Facebook a favore dell’Isis) che dalla Svizzera. Abderrahmane voleva seguire il suo esempio: ha iniziato il suo percorso di radicalizzazione dopo l’uccisione del fratello. E’ stato fermato da carabinieri e polizia, che l’hanno arrestato e portato in carcere a Varese.

Per tutti gli arrestati (Mohamed Koraichi e sua moglie sono latitanti) l’obiettivo era solo uno: la Guerra Santa, il Jihad, in Siria e Iraq. Gli inquirenti non hanno dubbi: si stavano organizzando, erano pronti a colpire l’Italia. Li hanno fermati in tempo, intercettando il loro modo di comunicare tramite messaggi audio pre-registrati su Whatsapp. Uno, in particolare, ha fatto scattare gli inquirenti: è quello in cui è contenuto il messaggio di attaccare Roma. Mohamed Koraichi, che lo invia, lo chiama il “poema bomba”: “Caro fratello, ti mando il poema bomba, ascolta lo sceicco e colpisci nel paese in cui ti trovi” dice Koraichi. Era stato registrato da uno sceicco e mandato al pugile Moutaharrik, attraverso il telefono del marito di Alice Brignoli. In un linguaggio giudicato “un arabo dotto” dagli inquirenti, lo sceicco (non identificato) invitava l’atleta a unirsi alla guerra santa e compiere un attentato in Italia. Con queste parole: “Fare questo bene lì nei paesi dei cristiani, a Roma, in Italia, in Spagna, in Francia cristiana, in Inghilterra cristiana. Un’unica operazione ci soddisfa di più di decine di bombe”.

Centrale, quindi, il ruolo di Mohamed Koraichi, di cui ilfattoquotidiano.it aveva già raccontato la storia. Con lui le tre persone arrestare erano in contatto per raggiungere la Siria e seguire il suo esempio. Koraichi era partito verso la regione siro-irachena nel febbraio 2015, con la moglie Alice Brignoli, 39 anni, e i tre figli maschi di 7, 6 e un anno e mezzo. La coppia nel 2008 si è convertita all’Islam. Nel marzo scorso, intervistata da ilfattoquotidiano.it la madre di Alice Brignoli aveva detto: “Dicevano che erano pronti a morire in nome di Allah. Sono pronta a tutto, i miei nipoti torneranno a casa”. I due sono tuttora irrintracciabili, come spiegato in conferenza stampa dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dai pm Enrico Pavone e Francesco Cajani.

Nella fattispecie, ha sottolineato Romanelli parlando della “politica del ‘lupo solitario’ per creare terrore da parte del sedicente Stato islamico”, c’era “un’attenzione particolare alla città di Roma“. Perché la capitale? Perché, da come ritengono gli arrestati, la città per il Giubileo è sede di pellegrinaggio e i pellegrini trovano la forza di combattere gli islamici. Il giovane marocchino – hanno spiegato gli inquirenti – “aveva ricevuto l’ordine di fare attentati in territorio italiano”. A dare l’ordine, come detto, era stato Mohamed Koraici. Proprio queste sollecitazioni ad agire hanno determinato gli inquirenti a eseguire gli arresti con urgenza. Perché, ha detto Romanelli, si trattava di “una indicazione non generica ma specifica che ci risulta da messaggi che abbiamo intercettato”. I figli di due e quattro anni della coppia arrestata sono stati affidati temporaneamente ai nonni e, in particolare, ai genitori del padre dei piccoli. Che, paradossalmente, sono gli unici figli degli arrestati di oggi a non essere entrati nell’inchiesta. Quattro bambini che indossano una tuta e con l’indice di una mano rivolto al cielo in atteggiamento che simboleggia l’esaltazione del martirio, infatti, sono ritratti in una foto agli atti dell’inchiesta: sono i tre figli della coppia di Bulciago (Lecco) che ora risulta essere nel Califfato. Il quarto è il figlio di Oussama Khachia, operaio 30enne che sarebbe morto in Siria, dopo essersi unito all’Isis.

L’operazione, coordinata dalla Procura distrettuale di Milano d’intesa con la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è cominciata all’alba in diverse province della Lombardia e del Piemonte, ed è stata condotta congiuntamente dalle Digos di Lecco, Varese, Milano – supportate dal Servizio Centrale Antiterrorismo della Dcpp/Ucigos – e dal Ros dei Carabinieri, coadiuvato dai Comandi dell’Arma territoriali.