Nuova tranche di film recensiti dal critico cinematografico Massimo Bertarelli nella sua rubrica settimanale Critical Max.

Primo movie commentato è “Le confessioni” di Roberto Andò, con Toni Servillo, Daniel Auteil, Pierfrancesco Favino e Lambert Wilson. “E’ un film più ambizioso che riuscito” – osserva Bertarelli – “E’ una specie di giallo molto parlato, anche se con lunghi silenzi. Racconta l’incontro sulle sponde del Baltico tra otto ministri economici delle grandi potenze per una specie di G8. Al centro della vicenda c’è un monaco che confessa il presidente della Comunità Europea e da qui si sviluppa il giallo. La seconda parte si sfilaccia un po’ e il film non mantiene le promesse della prima“.

Buono il giudizio su “Truman – Un vero amico è per sempre” di Cesc Gay: “Questo lungometraggio ispanico-argentino lo definirei una ‘commedia drammatica’, che a me ricorda il film francese “Il mio amico giardiniere” del 2007. E’ la storia di due amici, di cui uno ha pochi giorni di vita e vuole affidargli il suo cagnone inseparabile. La trama è molto ben raccontata e riesce a commuovere e a divertire al tempo stesso“.

Tiepido il commento su “Zona d’ombra – Una scomoda verità” di Peter Landesman, con Will Smith e Alec Baldwin: “E’ una storia vera, il che non vuol dire che sia sinonimo di qualità, sulla vita del dottor Bennet Omalu, il neuropatologo forense di origini nigeriane, interpretato da Will Smith, che ha fatto la prima scoperta della CTE (Encefalopatia traumatica cronica), indagando sulla causa della morte di una leggenda del football americano. A me non ha convinto troppo, secondo me il film non è granché. Will Smith è molto più a suo agio con la commedia che col dramma”. 

E’, infine, il turno di “Codice 999”, thriller poliziesco firmato da John Hillcoat: “E’ un film d’azione a tutta birra, fragoroso e rumorosissimo. La storia non è una grande novità e parla soprattutto di poliziotti corrotti. Ci sono belle scene, come la rapina iniziale, o un emozionante e sempre rumorosissimo duello in autostrada, però mi sembra tutto già visto, fritto e rifritto. Le scene buie sono davvero eccessive, molte volte non si riesce nemmeno a distinguere gli attori. Che bisogno c’era di fare una roba così?”

Regia di Samuele Orini, testo di Gisella Ruccia, collaborazione di Simona Marfè