Un interessante documento pubblicato in questi giorni su Wikileaks ci descrive meglio tutta l’incertezza che circonda le sorti della Grecia e del suo salvataggio. Il documento in questione è il verbale di una riunione interna del Fmi del 19 marzo scorso, alla quale partecipano Poul Thomsen, capo del dipartimento europeo del Fmi, Delia Velkouleskou, responsabile del Fmi in Grecia e Iva Petrova, economista del Fmi. La conversazione tra i tre membri del Fmi inizia con Thomsen che esprime tutta la sua preoccupazione nel fissare una data prestabilita per i colloqui tra la Troika, rappresentata da Fmi, Bce e Commissione Europea, e la controparte greca, quando ancora adesso le posizioni delle tre istituzioni incaricate di eseguire un nuovo piano di prestiti per la Grecia, sono piuttosto lontane. In particolare lo scontro è tra la parte europea della Troika, la Commissione Europea, e quella americana del Fmi, tra le quali restano profonde divergenze sulla situazione greca.

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Sostanzialmente si vive di nuovo la stessa situazione del 2015 ; da una parte la Commissione Europea (e la Germania), rifiutano di prendere in esame la possibilità di un haircut sul debito; dall’altra il Fmi, in disaccordo con i colleghi europei, continua a chiedere una forte riduzione del debito greco, perché considera venute meno le condizioni di sostenibilità del debito della Grecia per ricevere un altro piano di prestiti. Su questo il Fmi aveva presentato uno studio nel quale veniva mostrata l’evoluzione del rapporto debito/Pil greco che avrebbe, se applicate le misure di austerità imposte dalla Commissione Ue, superato la soglia del 200% nel giro di due anni. La parte europea presentò a Tsipras delle condizioni che prevedevano un surplus degli avanzi primari pari al 3,5%, in cambio degli 86 miliardi di euro di aiuti da parte dell’Europa. In cambio la Grecia si è impegnata a rispettare un piano draconiano fatto di tagli alla spesa pensionistica e di aumento delle imposte sul consumo, senza togliere la privatizzazione dei suoi aeroporti dati in concessione alla compagnia tedesca Fraport. Ora le due parti tornano a scontrarsi e a preoccupare il Fondo sono le evoluzioni di una situazione dagli effetti imprevedibili per la stabilità dell’Europa.

Poul Thomsen sembra perfettamente consapevole che le condizioni imposte dalla Commissione alla Grecia non possono essere rispettate. La Commissione Ue chiede alla Grecia un avanzo primario del 3,5% di Pil, ma in queste condizioni è difficile pensare che questo obbiettivo possa essere realizzato, nemmeno attraverso l’applicazione di tutte le riforme chieste al governo greco, come i maggiori aumenti alle imposte e gli ulteriori tagli alla previdenza sociale. Quando passa a prendere in esame la posizione dell’Eurogruppo, Thomsen appare ancora più pessimista perché non crede che questa istituzione sia disposta a fare sconti alla Grecia, e ribadisce di “non essere disposto ad andare avanti a meno che l’Europa non stabilisca i suoi obbiettivi all’1,5% “. Il rappresentante del Fondo sembra già sapere la risposta dell’Eurogruppo, che “non accetterà questa condizione “ e proporrà il vaglio di “ altre misure”. A questo punto Delia Velkouleskou tira in ballo le proiezioni realizzate dal Fmi sulla crescita della Grecia , che (qualora fossero eseguite integralmente le raccomandazioni del Fmi) stimano una riduzione del Pil greco pari a circa mezzo punto percentuale, opposte a quelle della Commissione, che secondo Thomsen saranno “intorno allo 0 a +0,25%”.

Per il Fondo l’obbiettivo fondamentale rimane quello dell’1,5% di avanzo primario, e non bisogna spostarsi da questa soglia. La tensione sale, non sembra esserci una via d’uscita ed è a questo punto che Thomsen accarezza l’idea di abbandonare la Troika, stufo dell’atteggiamento intransigente della Commissione e della Germania. Per sbloccare lo stallo si pensa di lasciare spazi di manovra ristretti ad Angela Merkel, mettendola di fronte a due alternative: la prima prevede la possibilità di andare avanti senza il Fmi e costringere la Merkel ad assumersi la responsabilità di questa scelta; la seconda è la capitolazione dell’Europa alle richieste del Fmi per un robusto haircut sul debito greco così da lasciare intatta l’unità della Troika. Ma su questo la Merkel ha già fatto sapere in questi giorni che “non è legalmente possibile” avere un haircut nell’eurozona.

Ci sono tutte le condizioni per arrivare allo stesso punto dell’anno passato, dal momento che la situazione finanziaria della Grecia è immutata, se non peggiorata. Quello che preoccupa maggiormente gli esponenti del Fondo, è lo stallo nel quale potrà trovarsi l’Europa tra due mesi, dal momento che la Grecia dovrà restituire parte dei prestiti concessi lo scorso anno a luglio, ma nello stesso periodo potrebbe essersi già consumato il Brexit. Uno scenario da paralisi che Thomsen considera, paradossalmente, come il solo in grado di sbloccare l’Europa e costringerla a qualche decisione. La conclusione della conversazione trasmette tutto il pessimismo e la frustrazione che grava su una situazione drammatica, con Thomsen che “spera di risolvere il problema per il bene della Grecia”, anche se non sembra esserci molta convinzione nelle sue parole.