Sui social girano migliaia di inviti a eventi. Uno ha colpito particolarmente la nostra attenzione. È l’invito a fare un flash mob con intenti situazionisti: Correre nudi al Fuori Salone autoproclamandosi opere di designUn flashmob semplice da realizzare. Non ci vuole molto, basta essere quel minimo in allenamento per non farsi beccare dalla polizia municipale e, se si è dotati di poca autostima e si tiene troppo al parere degli altri, di quel minimo di tonicità che poco si addice a chi ha la bonza da birra o il doppiomento. Poi basta spogliarsi, lasciandosi solo le scarpe da ginnastica e mettersi a correre in mezzo alla folla. Sicuro che almeno qualche turista giapponese vi fermerà per fare un selfie: in caso, mi raccomando, trattenere il respiro e petto in fuori.

Correre nudi al Fuori Salone, appunto. Perché è cominciato. Chi vive a Milano lo sapeva da tempo. Non solo e non tanto perché sono apparsi ovunque, e per ovunque si intende sui social, (ma anche appesi ai pali della luce: i social prima dei social), inviti per eventi tutti invariabilmente imperdibili, ma anche perché uno, se vive a Milano, se lo sente sulla pelle, come un sesto senso. Non è chiaro se ci siano dei segnali comuni, come può essere la pelle d’oca nel caso di emozioni o paure, ma è sicuramente certo che in un modo o nell’altro tutti ci accorgiamo che il Salone del Mobile è nell’aria. Un tempo, dicono, accedeva anche con la Settimana della Moda, poi queste Settimane sono prosperate, come le muffe in una stanza non abbastanza arieggiata, e i milanesi ne hanno perso il conto.

Il Salone del Mobile, invece, no: è lì, pronto a colpire e non lasciare prigionieri. Anche perché, è noto, il Salone del Mobile ha generato, per sporogenesi o meiosi, il Fuori Salone, collocato nel quartiere di Porta Genova, in via Tortona. È lì, hanno detto a lungo i ben informati, che si svolgevano gli eventi più cool, più esclusivi, più geniali. Poi, è chiaro, alla Fiera c’era il Salone del Mobile vero e proprio, e nel resto della città mostre e vernissage, ma in via Tortona e dintorni ha prosperato il Fuori Salone, patria dei designer di oggi, ma soprattutto di domani.

Ecco, avrete notato che ho usato il passato. Non è un caso, sappiatelo. Il fatto è che, evidentemente, avere nella stessa città il Politecnico, lo IED e tutta una serie di scuole atte all’interior design o come diavolo si chiama la materia che si occupa di tutto quello di cui si può vedere prova al Salone del Mobile, ha fatto sì che un solo Salone del Mobile e un solo Fuori Salone non fossero abbastanza. Cos’è, vuoi limitarti a mettere fianco a fianco eventi istituzionali e eventi informali, eventi legati all’industria e eventi legati alle start-up? No, non sia mai. Così è nato, sempre per meiosi, il Fuori Fuori Salone, detto anche il Fuori Salone di via Ventura, in zona Lambrate. Altra zona un tempo occupata militarmente dall’industria pesante ora riconvertita a loft e atelier, come non ci fosse un domani. È qui, dicono i soliti ben informati (c’è gente, qui a Milano, che fa dell’essere ben informati un lavoro, sappiatelo), che si svolgono oggi gli eventi più cool, più esclusivi, più geniali. Alla faccia del Fuori Salone di via Tortona, ora diventato una sorta di dependance del Salone del Mobile vero e proprio.

Così, giocato su tre tavoli, è arrivato il Salone del Mobile. Chi vive a Milano lo sa: sarà una vera esplosione di qualsiasi cosa possa essere vagamente ricondotto all’idea di mobile. E siccome i tavoli su cui si gioca sono, appunto, tre, un po’ come succede nel bondage il gioco si fa sempre più estremo, senza esclusione di colpi. Così può capitare, giuro mi è capitato, di vedere un tavolo fatto con un blocco di Jersey preso di sana pianta da un’autostrada, fissato su dei piloni, a fare da zampi. Una robetta da quasi una tonnellata di peso, facile da spostare se ci sono gli ospiti, si direbbe. O può capitare, inutile che stia sempre qui a giurare, di vedere atelier improvvisati in via Ventura, location davvero carina, va detto: giochi di luce fatti con gli innovativi led che, a occhio umano, risultavano del tutto impercettibili, come andare a un concerto fatto con gli ultrasuoni senza essere un cane.

L’arte, è noto, specie quella contemporanea è oggetto difficile da decodificare. Non c’è bisogno di citare Alberto Sordi e Erminia, la sua moglie nella finzione, che guardano oggetti astrusi facendo facce strane, le abbiamo fatte più o meno anche noi, in situazioni simili. Per questo, lo diciamo senza se e senza ma, aderiamo in massa al flashmob del tutti nudi al Fuori Salone.