In mezz’ora di Lucia Annunziata, si è visto Matteo Renzi perdere la sua consueta brillantezza, arrancare, smettere di sorridere. L’intervistatrice non gli ha lasciato nessuna possibilità di monologo, lo ha incalzato con domande ripetute più volte per ottenere la risposta. Così dovrebbero essere i faccia a faccia in tv senza i ‘vestitini su misura’ a cui siamo abituati con il berlusconismo. Quello che dovrebbe essere un fatto normale – uno fa le domande l’altro risponde, se vuole – nella tv italiana è diventata un’eccezione.

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Essere accondiscendenti con il potere aiuta la carriera, mentre fare domande, a volte, può avere conseguenze non piacevoli, come accadde a Biagi quando B. decise di non andare più a Il Fatto, stesso comportamento tenuto da Renzi nei confronti del programma di Santoro e Travaglio o di Piazza pulita di Formigli (accusato dal premier via Twitter di fare un talk di “balle spaziali e finti scoop”), oppure le decine di cause a scopo intimidatorio nei confronti di Report della Gabanelli. Tema della trasmissione di Rai3: le dimissioni del ministro Guidi e l’eventuale conflitto d’interessi del ministro Boschi.

Dopo un inizio in difficoltà – bisogna dare atto a Renzi che come comunicatore sa il fatto suo – è riuscito a spostare l’attenzione dai due ministri a se stesso: ‘Ho deciso io l’emendamento, lo rivendico con forza‘, facendo passare il messaggio che il suo governo, in controtendenza, ha sbloccato le opere pubbliche e l’emendamento è servito per dare il via all’estrazione del petrolio in un giacimento esistente dal 1989: Tempa Rossa della Total, grazie anche all’autorizzazione al trasporto e agli stoccaggi degli idrocarburi altamente inquinanti a cui è dedicata una parte dell’indagine della procura di Potenza.

La presenza in tv di Renzi sarebbe stata l’occasione per affrontare un tema che, come accade spesso, dopo aver fatto per giorni le prime pagine dei quotidiani e i titoli nei tg, è sparito anche dalle brevi: la vicenda dei due dipendenti della ditta Bonatti di Parma, Fausto Piano e Salvatore Failla, prima sequestrati per otto mesi, poi ammazzati. Dal giorno dei funerali non si è più saputo nulla. L’oblio sul dramma fa comodo a tanti.