Il capo della Marina Militare e il compagno di un ministro sapevano di essere indagati da settembre, ma il presidente del Consiglio lo ha saputo dai giornali come tutti gli altri italiani. “Perché devo saperlo? – si chiede Matteo Renzi, intervistato a In mezz’ora, su Rai3 – Una cosa è l’indagine giudiziaria che io non devo sapere, io non devo essere messo a conoscenza, diverso se sapevo del provvedimento che rivendico. Non sapevamo perché in un Paese civile c’è la distinzione tra potere esecutivo e giudiziario. Dopo di che io spero che ci sia qualcosa di serio”. Insomma, “di fronte alla legge il premier è come gli altri, il premier non mette bocca sulle indagini”. Tanto più, sottolinea Renzi, che “l’indagine non riguarda il dovere di sbloccare le opere pubbliche: a noi i cittadini ci pagano per questo. Altro è se qualcuno ha pagato tangenti e in quel caso voglio che si scopra e chiedo ai magistrati di fare il massimo degli sforzi. Chi sbaglia paga”. L’intervista da una parte serve al presidente del Consiglio per rivendicare tutte le scelte politiche fatte per il progetto di Tempa Rossa, a partire dall’emendamento di cui parlavano al telefono il ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi e il compagno. Dall’altra il capo del governo difende il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi sia nel percorso sullo Sblocca Italia (in cui erano inserite le norme sul petrolio lucano) sia sui presunti conflitti d’interesse sulla questione Banca Etruria.

Il petrolio, innanzitutto. Il capo del governo spiega che quel provvedimento serve a sbloccare una grande opera ferma dal 1989: “Per adesso dopo 27 anni non è stato tirato fuori un goccio di petrolio perché le autorizzazioni sono state rinviate come spesso succede in Italia”. Un esempio, rileva Renzi, simile ad altre opere contraddistinte da problemi annosi, come la Salerno-Reggio Calabri o Pompei. Ma da qui a parlare di “lobby del petrolio” ne passa: “Ci dicono a noi che siamo quelli delle lobby quando noi abbiamo fatto la legge su reati ambientali, le pene sull’anticorruzione, abbiamo fatto delle iniziative concrete e reali compresa l’approvazione in prima lettura alla Camera del conflitto d’interessi. Dire che noi siamo quelli delle lobby a me fa, tecnicamente parlando, schiattare dalla risate“.

Il presidente del Consiglio e segretario del Pd ribadisce che i tempi, con il nuovo corso renziano, sono cambiati. “Noi questo Paese lo stiamo talmente cambiando che se i magistrati vogliono mi interroghino non solo su Tempa Rossa ma su quello che vogliono”. Ribadisce la storia della differenza tra la Guidi – che ha dato le dimissioni praticamente in tre ore – e l’allora ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ai tempi del governo Letta sul caso Ligresti: “Io credo che su questa vicenda la Guidi ha sbagliato e in modo molto serio ha tratto le conseguenze. Quando venne fuori una telefonata inopportuna del ministro della giustizia Cancellieri che chiamava la famiglia di un indagato con cui aveva rapporti professionali il figlio, io trovai la telefonata inopportuna e lo dissi, ma lei no si dimise. La Guidi lo ha fatto perché è cambiato il clima nel Paese”.

Ma tutto quanto successo non è frutto di complotti, dice Renzi, dopo che il ministro Boschi in un’intervista aveva parlato di pressing dei poteri forti. “Io non credo ai complotti dai tempi di Aldo Biscardi – ribatte il presidente con ironia – Credo che ci sia legittimamente e giustamente una battaglia politica contro di noi da parte di tante persone. Non definirei Grillo e Berlusconi poteri forti, piuttosto pensiero debole e loro cercano giustamente di bloccare questo tentativo di rimetter in piedi l’Italia”. Piuttosto quello che vede il presidente del Consiglio è un insieme di forze che resistono al lavoro del governo. “A me dà noia quando mettono in discussione la mia onestà, sono un ragazzo di Rignano sull’Arno. Possono dirmi che non sono capace ma non disonesto”. Da qui anche la querela presentata dal Pd nei confronti di Beppe Grillo che sulla questione petrolio aveva parlato di Pd colluso, complice e con le mani sporche di denaro.

Qui si collega anche il ragionamento sul ministro Boschi. “Dall’inizio del mio mandato ho cercato di sbloccare il sistema partendo dalle banche popolari, il comportamento del governo è impeccabile e specchiato. Chi ci accusa di conflitto interessi sappia con chiarezza: Etruria è stata commissariata dal governo, il cda è stato sanzionato due volte da Banca d’Italia, c’è un’azione di responsabilità in corso ad Arezzo, mi stupisco che non si faccia in altre banche”. Quanto alla presenza della Boschi ai consigli dei ministri in cui si discuteva di provvedimenti sulle banche, “se si riferisce ai cdm su cui si è deciso di banche, Boschi come altri ministri con i conti correnti in quelle banche non c’erano”.

Infine la conferma che Marco Carrai entrerà nel suo staff di Palazzo Chigi, ma non a capo della cybersecurity. “La proposta di uno staff che se ne occupi va avanti, ma la proposta secondo cui io avrei messo il mio amico alla guida dei Servizi non è mai esistita” dice Renzi. “Sarà nel mio team e lavorerà con me”, prosegue Renzi che poi “A capo dei servizi ci va gente che ha una lunga esperienza. Mi dicono che mettiamo gli amici degli amici ma ricordo che il capo dell’Eni l’ho conosciuto 10 giorni prima della nomina, quello Enel non lo conoscevo mentre il mio team e io mio staff potranno essere persone di cui mi fido oppure no?”.