Da quasi una settimana ormai non si parla d’altro: Elon Musk e la sua Tesla Model 3. Anche il gran capo del gruppo Renault-Nissan Carlos Ghosn ha salutato la nuova arrivata, parlando di “buona competizione”. Se è vero, tuttavia, che gli oltre 280.000 pre-ordini raccolti significano circa 280 milioni di dollari entrati nelle casse di Palo Alto, lo è altrettanto che i 1.000 dollari (o euro) di prenotazione effettuata sono totalmente rimborsabili.

La nuova elettrica californiana non arriverà prima della fine del 2017. Ma il numero di richieste che ha ricevuto supera abbondantemente la produzione di tutta la storia di Tesla e anche il record di vendite dell’auto a zero emissioni più prolifica, la Nissan Leaf, che finora è stata acquistata in oltre 200.000 unità. Forse stiamo veramente per assistere alla “rivoluzione elettrica”, tuttavia è meglio essere cauti.

Intanto, produrre tutte queste automobili non è uno scherzo e i problemi avuti recentemente con la Model X non sono un buon viatico. Il problema del suv elettrico sono state le spettacolari quanto complicate “falcon door”, cioè le porte posteriori ad apertura verticale, che hanno portato a un rallentamento delle consegne. Tesla ha avviato una causa con il fornitore accusandolo di aver realizzato un prodotto di scarsa qualità, ma anche la quantità di tecnologia di cui l’auto è intrisa ha creato più di un grattacapo.

Lo stesso Musk si è scusato pubblicamente, auto-accusandosi di arroganza nell’aver sottovalutato la mancanza di risorse interne per realizzare i componenti necessari all’assemblaggio della vettura. Su ottomila totali sono solo sei pezzi, ma tanto è bastato a mancare l’obiettivo delle 16.000 unità consegnate nel primo trimestre, con il consuntivo che si è fermato a 14.820, di cui solo 2.400 Model X. Con queste premesse, l’obiettivo di costruire e vendere 500.000 Tesla all’anno – anche contando sulla Gigafactory di prossima apertura – appare molto ambizioso, se non presuntuoso.

Ma Elon Musk non è certo tipo da scoraggiarsi per qualche difficoltà e prossimamente si scontrerà anche con il pachidermico apparato burocratico-amministrativo italiano. Rispondendo pubblicamente dal suo account Twitter, infatti, Musk ha detto che entro la fine del 2016 i Superchargers, le famose colonnine di ricarica Tesla, copriranno tutto il territorio italiano. Evidentemente deve esserci stata più di una telefonata con il ministro Delrio – poche settimane fa ha annunciato un piano pubblico di raddoppio delle risorse – ma, considerando che oggi le sole dodici stazioni di ricarica Tesla coprono a macchia di leopardo solo il centro-nord, sicuramente c’è tanto da fare.