Nel 2011 partecipai alle amministrative di Milano perché fui cercato da un partito politico che si era interessato ai miei lavori del mio modo di intendere i controlli sanitari sui pazienti. Lo feci anche perché l’amministrazione precedente aveva un assessore alla salute e pensai che questo fosse favorente per un colloquio diretto con il corrispondente assessore regionale ben più influente in quanto gestisce 18 miliardi di euro annuo di spesa sanitaria regionale. Presentai le mie idee in un “Manifesto dei valori” ma, sconosciuto alla politica e per nulla appoggiato, presi pochi voti (l’unico che entrò in consiglio comunale del mio gruppo era a capo di una compagnia di taxi).

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Valerio Onida, che aveva conosciuto ed apprezzato il mio lavoro per il bene pubblico, scrisse a Pisapia di tenere in considerazione la mia “risorsa” ma il nuovo sindaco, che a breve doveva nominare i nuovi assessori, decise di togliere l’assessorato alla salute e di inglobarlo nel welfare con a capo Pierfrancesco Majorino. Ho sempre pensato che la mancanza di un assessorato alla salute potesse lasciare la strada aperta ancora di più alla giunta regionale Forza Italia-Lega che da più di vent’anni è indisturbata nella gestione della programmazione e della organizzazione della salute dei lombardi. Oggi in Lombardia non esiste un assessore alla sanità regionale, Mantovani è da mesi agli arresti domiciliari mentre il capo della commissione sanità Rizzi è ancora in carcere, la delega è al presidente Maroni; ma non esiste nemmeno un assessore alla salute comunale, come ho detto solo una delega a Majorino.

Ciò è semplicemente assurdo se si considera che la difesa del bene comune dovrebbe essere messa come base fondante di ogni programma elettorale. A maggior ragione se si tratta dell’elezione di un nuovo sindaco e del consiglio comunale visto che sono responsabili della salute dei cittadini e hanno funzioni di igiene pubblica (blocco del traffico, scelta di un trattamento sanitario obbligato). Il sindaco risponde dello stato di salute dei suoi concittadini e deve monitorare l’andamento sulla base di dati epidemiologici, di prevenzione e di controllo. Molto si potrebbe suggerire, a chi volesse ascoltare, sulla lotta all’inquinamento (ad esempio modulando gli abbonamenti ai mezzi pubblici aumentandoli a chi possiede uno o più automezzi inquinanti e riducendoli a chi non li ha); sullo sviluppo di politiche socio-sanitarie per il sempre maggior numero di anziani e di nuovi poveri (ad esempio istituzione di un dopo scuola “sociale” che sostituisca le ore di educazione civica che tanto mancano); sul problema sempre più grande dell’assistenza e del controllo sanitario dei migranti (ad esempio ricollocando edifici abbandonati in stretta collaborazione con le autorità religiose in modo da non lasciare gestire un sempre più grande problema sociale a chi a volte si approfitta di chi è più sfortunato). Da ultimo, in particolare il prossimo sindaco di Milano, dovrà affrontare aspetti di urbanistica per il futuro metropolitano che vedono grandi capitoli ancora aperti nei progetti Cerba e Cittadella della Salute.

Credo che riposizionare questi argomenti al centro del programma elettorale debba essere preso in considerazione. Credo che riattivare un assessorato comunale alla salute che possa dialogare in modo diretto con l’assessore regionale, cioè chi protegge la salute e chi la gestisce economicamente, non possa che portare un messaggio chiaro di trasparenza e di collaborazione.