Nuova tranche di film recensiti dal critico cinematografico Massimo Bertarelli, nella sua rubrica Critical Max.

Il primo lungometraggio analizzato è “Ustica”, di Renzo Martinelli, con Caterina Murino, Marco Leonardi, Enrico Lo Verso. “Martinelli un regista considerato scomodo e in effetti lo è” – osserva Bertarelli – “perché ricostruisce con coraggio e con una certa dose di fantasia fatti storici importanti, come il Vajont e l’omicidio Moro. Qui prende in esame la strage di Ustica del 27 giugno 1980: secondo lui, sotto la pancia del DC-9 c’era un Mig libico e i caccia americani, per stanarlo, si scontrarono con l’aereo italiano, facendolo inabissare. Io non oso esprimermi sulla verità storica. Il film, per chi non conosce la vicenda, è un bel giallo, che si segue dall’inizio alla fine con trepidazione, e vanta bravi attori“.

Secondo film recensito è “Un bacio”, liberamente ispirato al quinto romanzo del regista, Ivan Cotroneo: “E’ il secondo film di questo regista, di cui ho preferito il primo, “La kryptonite nella borsa”, perché più scanzonato e divertente. Qui il clima è più cupo e la storia è ambientata a Udine, anche se non capisco il motivo per cui la città non venga mai citata. Il film parla di tre ragazzi, molto amici, di cui uno gay, vittima di bullismo. Non c’è nulla di nuovo: il film è realizzato con una certa delicatezza, ma secondo me non vale un granché“.

E’ poi il turno di “Wax – We are the X” di Lorenzo Corvino: “Il titolo è un po’ strano e, tradotto, significa: ‘noi siamo la generazione X’. Si tratta di uno stranissimo film di un esordiente, che, peraltro, ha i numeri: è una specie di selfie prolungato, che, anziché essere una fotografia, è un film di un’ora e venti minuti. E’ la storia di tre giovani amici, due ragazzi e una bellissima ragazza francese, che vengono mandati in Costa Azzurra per girare uno spot. E’ difficile definire questo film, perché è una storia sentimentale, che assomiglia vaghissimamente a “Jules e Jim” di Truffaut, è un dramma ‘on the road’, poi diventa anche un giallo. Insomma, si segue fino alla fine, se non altro per capire dove andrà a parare l’autore”.

Il critico poi commenta l’ultimo lavoro di Stephen Hopkins, “Race – Il colore della vittoria”, film sulla vita dell’atleta afroamericano Jesse Owens, che vinse quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi del 1936 a Berlino: “E’ un drammone biografico tutto sommato dignitoso, che racconta anche il razzismo imperante di quegli anni. Razzismo che esisteva anche negli Usa, tanto che perfino il presidente Roosevelt fece in modo di non incontrare Owens quando ci fu il galà di premiazione”.

Ultimo film della cinquina è “Love and Mercy” di Bill Pohlad, con John Cusack e Paul Dano, che interpretano Brian Wilson, il geniale fondatore e autore dei Beach Boys: “Si tratta di un film biografico musicale che ripercorre la vita e la carriera dei Beach Boys. Molto bravo Paul Dano. E’ un film che potrebbe piacere anche ai non appassionatissimi di musica rock”

(Regia di Samuele Orini, testo di Gisella Ruccia, collaborazione di Simona Marfè)