La verità su Ustica, costi quel che costi. Renzo Martinelli non è regista, o metteur en scene, che si fa troppe domande a livello estetico, ma vive di spinta a suo modo “etica”. Il suo cinema dai tempi di Porzus (1997) va a spulciare casi storici che la vulgata ufficiale, spesso legata ad una battaglia ideologica novecentesca, ha seppellito sotto quintali di retorica. Non si sa bene, infatti, come il viscerale sentimento anticomunista martinelliano sia finito sulle tracce radar del DC9 Itavia che la sera del 27 giugno 1980 si inabissò nel mare Tirreno provocando 81 morti e nessun superstite.

“Sono i film che scelgono me”, ha spiegato il regista lombardo a FQMagazine sostenendo che alcuni anni fa venne avvicinato dal giudice Rosario Priore che gli consegnò le 5mila pagine delle indagini sul caso Ustica. Martinelli ha così analizzato carte e articoli su uno dei più bui misteri d’Italia ed è arrivato a sostenere che quella sera vi sia stata una collisione in volo tra un caccia F5E dell’aviazione statunitense e il DC9 italiano. Il caccia Usa, assieme ad un velivolo omologo, stava inseguendo un Mig libico in fuga verso la Libia nascosto a poche centinaia di metri sulla scia dell’aereo civile. E’ la cosiddetta “quarta ipotesi” su Ustica, dopo quella del cedimento strutturale, della bomba a bordo, e del missile, in 35 anni in cui si sono susseguite indagini, sentenze, depistaggi, morti sospette di testimoni.

C’era bisogno di riscrivere la verità, di collisione in volo parlavano perfino TG1 e Tg2 nel 1980”, spiega Martinelli, “purtroppo la storia non la scrivono gli storici ma la ragion di stato. Guardate la morte di Mussolini, Portella della Ginestra, la strage di Bologna, il Caso Moro che con il mio Piazza dalle Cinque Lune ho contribuito a riaprire. Il cinema ha ancora una potenza di destare le menti dal torpore come nessun’altra arte”. Poi chiaro, come da Vajont (2001) a oggi Martinelli non va mai drammaturgicamente per il sottile: ricostruisce fittiziamente le trame del vero (in Ustica reinventa perfino un deputato con una moglie pilota testimone della strage), talvolta con un enfasi parossistica zeppa di emozioni da fotoromanzo, attori monocordi, intrecci e colpi di scena plateali, effetti digitali che gonfiano le scene d’azione fino a farle esplodere (si vede, oltretutto, proprio il caccia che taglia in due il DC9). Il risultato finale è un cinema deformato e deformante, senza troppe sfumature della parola e della visione, più un estetica da instant movie che una poetica riflessione autoriale.

Ustica, 3 milioni e mezzo di budget, distribuito dal 31 marzo 2016 da Independent Movies e da Zenit Distribution, diventa così un oggetto filmico non digeribilissimo ma animato da una appassionata ricerca della verità storica che dopo anni di polemiche politiche provocate da ogni titolo martinelliano (la Resistenza, le stragi di stato, l’islamismo radicale, le radici storiche delle icone leghiste) mette tutti d’accordo. “Non ho visto il film perché sono malata, ma lo vedrò. Ho parlato con Martinelli a Bologna, so che ha romanzato molto la vicenda e che per la tesi del suo film ha lavorato con gli ingegneri genovesi (De Montis e Cipressi ndr)”, racconta a FQMagazine Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica. “Martinelli può girare ciò che vuole. La pista che descrive, peraltro, è una di quelle possibili. Quello che mi costerna è che ancora oggi dopo tutto questo tempo non si riesca ad andare avanti per capire fino in fondo ciò che successe quella notte. Manca sempre la volontà politica per farlo. Meglio che un film così ci sia per smuovere nuovamente l’attenzione sul caso”.

“Non ci sono vere e proprie tracce di una collisione con un caccia sui pezzi recuperati del DC9. Che poi l’aereo militare spezzi in due l’aereo civile, come mi viene detto si vede nel film, non lo credo verosimile. Bisognerebbe immaginare gli effetti di un postbruciatore di un caccia che colpisce da vicino un aereo: tracce che non ci sono”, sottolinea il giornalista Andrea Purgatori, sceneggiatore de Il Muro di Gomma. “Il film lo andrò a vedere. Per ora ho visto il trailer e c’è un inseguimento tra i caccia americani e quello libico, dato storico molto verosimile. Ci sono testimoni in parti diverse della Calabria di questo fatto quella sera. Anche il coinvolgimento degli americani è verosimile. Se poi hanno sparato un missile i francesi e hanno abbattuto il DC9, o sono stati gli americani col caccia, parliamo della stessa partita a carte e i giocatori sono quelli”.

Altro dato incontrovertibile, in prospettiva storica è che per una volta Martinelli non viene tacciato aprioristicamente di aver girato un “film di destra”: “Non mi stupisce questa reazione. La violazione della sovranità nazionale dell’Italia sul caso Ustica è un minimo comune denominatore che mette insieme destra e sinistra nel nostro paese. Durante la Commissione Stragi su Ustica che ho seguito negli anni in Parlamento i più avvelenati erano quelli di Rifondazione Comunista e i missini”, aggiunge Purgatori. “Io non ho mai avuto tessere di partito e ho solo fatto una fatica bestia ogni volta per fare il mio lavoro”, chiosa Martinelli. “Con Il Mercante di pietre nel 2006 ho anticipato parecchio come la religione islamica mirasse al dominio del mondo perché era scritto nel suo DNA. Mentre sono 20 anni che voglio girare un film sulla morte di Mussolini. E’ doveroso farlo. E’ un discorso di psicanalisi collettiva. La vulgata comunista imposta agli studenti delle scuole non è vera. Il Duce non fu fucilato davanti a villa Belmonte. Ho prove inconfutabili e se mi fanno fare questo film ve le mostrerò”.