Il terremoto istituzionale che sconvolge il Brasile, sommergendo con il suo fango la premier Dilma Rousseff, sotto procedura d’impeachment, non risparmia neanche il Padre della Patria, Inàcio Lula da Silva: l’inchiesta Lava Jato, prova a far luce sul giro di mazzette milionarie, elargite dal colosso parastatale Petrobras ai vertici parlamentari; le indagini vertono sul governo del PT (Partido dos Trabalhadores). Non solo soldi; appartamenti e contratti lobbisti a livello internazionale, che coinvolgono, secondo accusa, anche Cuba, Venezuela e Angola. Gravissime le accuse: lavaggio di denaro sporco, corruzione, falso ideologico. Il Ministério Público de São Paulo ha richiesto per il leader storico la carcerazione preventiva. In particolare, per la ristrutturazione sospetta di un trilocale, di cui Lula sarebbe l’effettivo proprietario, a Guarujà, eseguita dall’impresa OAS, per una somma vertiginosa. Possibile frutto delle tangenti Petrobras. Dal 14 marzo, il giudice federale Sérgio Moro, sta conducendo tale inchiesta; accusato, dal direttorio PT, di accanimento giudiziario nei confronti dell’ex presidente.

Pedro Ladeira

Il Di Pietro brasiliano

Ricevo da un lettore del blog, che ringrazio di cuore, un articolo pubblicato su Folha St.Paulo: l’autore paragona Moro al nostro Antonio Di Pietro, l’eroe di Mani Pulite.

L’ex procuratore nostrano, ha anche concesso un’intervista al giornale, mettendo in guardia la magistratura brasiliana, sulla possibilità di un percorso simile a quello italiano, dopo la salita al potere di Silvio Berlusconi. L’ipotesi che tiene banco, fomentata dal giornalista, se il partito petista abbia tenuto o meno, durante questa intricata vicenda, un comportamento mafioso.

I fatti contestati, non devono però far dimenticare differenze basilari tra Lava Jato e Mani Pulite. La storia, innanzi tutto: il pool di Milano, Di Pietro, Davigo, Colombo e Boccassini, inferse nel 1992 un colpo mortale bipartisan a tutta la partitocrazia di quello che allora si definiva come “arco costituzionale”. Non si salvò quasi nessuno; caddero gli storici DC, PSI, PLI e PRI, il segretario socialista e capo di governo Bettino Craxi fu costretto all’esilio in Tunisia, dove morì, e lo stesso Pds, erede del Pci, fu pesantemente implicato con l’arresto del tesoriere Primo Greganti. Ci fu una sfilza d’imprenditori suicidi, Raul Gardini il più noto, e di morti sospette, tra cui quella del presidente dell’Eni, Gabriele Cagliari.

Rimasero illesi solo MSI e la Lega Nord all’opposizione, anche se quest’ultima sarà travolta da uno scandalo simile nel 2012, costringendo alle dimissioni Umberto Bossi.

Nel caso brasiliano invece, i riflettori sono puntati sul PT; e tale inchiesta, pur basata su fatti che sembrano innegabili, è palesemente strumentalizzata dal partito di centro-destra PSDB, gli atipici social-democratici di Aécio Neves, il quale due anni fa  sfiorò il colpaccio, perdendo di un soffio le scorse elezioni presidenziali. In realtà, nessuno in questa faccenda può permettersi di scagliare la prima pietra. Il promotore de l’impeachment Rousseff, Eduardo Cunha, Cunha.webloc è sotto indagine, per aver ricevuto 5 milioni di real dalla stessa Petrobras, in cambio della costruzione di due trivelle petrolifere. Portavoce della Camera, è anche membro del Pmdb, equivoco partito centrista, ex alleato del PT, già pronto a saltare il fosso, e insediarsi con Psdb dentro un nuovo governo. Personaggi di vertice targati Pmdb, sono al centro di altri due odiosi scandali, che coinvolgono le dighe brasiliane.

La catastrofe ambientale, provocata dal crollo della diga di Samarco Mineração, che ha causato l’esondazione del Rio Doce, la distruzione della fauna ittica locale, e la privazione di acqua potabile per 250.000 indigeni, oltre a una ventina di vittime, annovera tra i responsabili morali Romero Jucà, che sotto pressione della multinazionale Vale, consociata Samarco, ottenne l’allentamento dei vincoli ambientali nel settore infrastrutture. Diga Rio Doce.webloc Un’altra mina vagante, è la diga Belo Monte, la cui costruzione sul fiume Xingu ha prodotto lo sgombero forzato di 40.000 famiglie indios, oltre a emissioni di metano, dovute al deterioramento permanente della foresta amazzonica; qua il Pmdb è accusato di aver ricevuto dalla Camargo Corrêa, una delle imprese del consorzio, 20 milioni di real (5 in euro). Indagine che procede a riflettori spenti dei media.

Morte di Stato

 

Il 22 marzo è stato assassinato con 12 colpi di pistola, l’avvocato Leandro Balcone Pereira, uno tra i sostenitori della richiesta di arresto per Lula.

La protesta susseguente, che ha portato in piazza l’opposizione e lo stesso PT, ha evidenziato il messaggio postumo, che il legale ha lasciato su Facebook; sulla sua pagina, tutta la classe politica brasiliana, incluso Aécio Neves, e il governatore dello Stato di Sao Paulo, Geraldo Alckmin (nota figura autoritaria Psdb), è accomunata nello scenario di corruzione e sfacelo del Paese. Nel suo “testamento” il penalista ricorda gli Excluídos, gli emarginati che sono fuori dal “progresso”; disoccupati o con impieghi da fame, senza assistenza sanitaria e scolastica, sovente senzatetto.

Neri, meticci e indios. Conformemente ai crismi razzisti della società brasileira.

Traditi da tutti; in primo luogo, da quelli che si erano autoproclamati loro paladini. 

(foto di Pedro Ladeira)