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Preferiresti farti curare da un dottore laureato in Medicina o dalla prima persona incontrata per strada?

In Italia esistono Scuole per Interpreti e Traduttori (SSLMIT) come quelle di Trieste e Forlì, riconosciute a livello europeo, che sfornano traduttori ed interpreti che hanno superato una rigidissima selezione e due anni di formazione intensa e di alto livello, ma lo Stato italiano fa finta di ignorarlo.

Qualche giorno fa ho scoperto, da un annuncio di lavoro pubblicato dall’Ambasciata Italiana a Londra, che un’assurda legge italiana (Decreto Ministeriale 16 marzo 2001, n.032/655) pone come condizioni nella selezione di traduttori ed interpreti non, come vorrebbe la logica, il possesso della Laurea Magistrale rilasciata dalla Scuola Interpreti (necessaria ad esempio per lavorare presso le Istituzioni Europee) ma la residenza nel Paese per almeno due anni e il semplice diploma di scuola superiore.

L’ambasciata d’Italia a Londra cerca un interprete/traduttore. Requisito: vivere da almeno due anni nel Regno Unito e un…

Pubblicato da Il Blog di Andrea D’Ambra su Mercoledì 23 marzo 2016

Non più rosea la situazione nei tribunali, come denunciato da Report, dove vengono chiamati ad interpretare e tradurre non i professionisti ma persone note nell’ambiente che si suppone conoscano la lingua (e che spesso sono causa di errori giudiziari). Il compenso infine, deterrente per ogni professionista, è di appena 5 euro l’ora.

Per i motivi esposti sopra ho lanciato una petizione con cui si chiede al Parlamento e al Presidente del Consiglio la modifica del Decreto ministeriale di cui sopra prevedendo, che per l’assunzione di Traduttori e Interpreti, venga previsto come requisito il possesso della Laurea Magistrale in Traduzione/Interpretazione rilasciate dalle Scuole per Interpreti riconosciute a livello europeo.

Si chiede inoltre che nei tribunali si faccia ricorso esclusivamente ad interpreti e traduttori qualificati, con l’istituzione di un registro nazionale di traduttori ed interpreti professionisti (come richiesto dalla Direttiva Europea 2010/64/UE) e l’aumento del compenso ad un livello dignitoso pari a quello degli altri paesi europei.