“Migliaia” e “non milioni” di profughi. Nessuno di quelli già arrivato in Grecia, ma solo quelli che arriveranno a partire da una data che ancora deve essere decisa. Ora che l’Unione Europea ha messo sul piatto 6 miliardi di euro e nel giorno della riunione dei ministri dell’Interno del Consiglio Giustizia e Affari interni dell’Ue, Ankara detta la linea a Bruxelles sull’accordo in discussione per ricollocare i migranti bloccati in Grecia e regolamentare i flussi migratori provenienti dal Medio Oriente.

Il ministro degli Affari Europei turco, Volkan Bozkir, è stato chiaro: l’accordo di riammissione in discussione con l’Ue prevede che “il numero di migranti che saranno rimandati alla Turchia non è di milioni” ma al massimo di “decine di migliaia“. In secondo luogo poi, in base all’accordo di riammissione in discussione con l’Ue “la Turchia non riprenderà i rifugiati che si trovano già sulle isole greche”, ma solo quelli che vi arriveranno a partire da una data futura da stabilire.

Terzo punto: Ankara inizierà a riprendere i rifugiati solo quando quelli già sul territorio europeo saranno stati ricollocati nei vari Paesi. L’Ue, ha aggiunto, non potrà poi “scegliere selettivamente” i rifugiati da accogliere, preferendo quelli più qualificati come medici o ingegneri. “Avremo adempiuto a tutti i nostri obblighi entro il 1° maggio”, ha assicurato Bozkir, in modo da ottenere da giugno la liberalizzazione dei visti per i turchi nell’area Schengen.

Le premesse erano diverse. In base ai punti fissati nel vertice del 7 marzo tra i leader del 28 e la Turchia, Ankara chiede 3 miliardi aggiuntivi per il 2018 per i profughi oltre ai 3 già concordati per il 2016 e il 2017, una immediata velocizzazione del processo di adesione all’Ue e delle tempistiche d’accesso alla zona Schengen per chi possiede visto turco. A propria volta Ankara si diceva disponibile a riprendersi tutti i migranti che hanno raggiunto le isole greche, inclusi quelli siriani, e in cambio l’Europa dovrebbe farsi carico di altrettanti profughi registrati nei campi turchi.

In Grecia, e a Bruxelles dal punto di vista politico, la situazione è precipitata dopo la chiusura della cosiddetta “rotta dei Balcani. La chiusura del confine deciso dalla Slovenia al passaggio dei migranti, in vigore dalla mezzanotte di martedì, ha provocato un effetto domino negli Stati a sud: la misura è stata immediatamente imitata da Croazia, Serbia e Macedonia, lasciando bloccati in territorio greco 40mila profughi.

“La mia posizione è chiara: la rotta balcanica resterà chiusa e a lungo”, ha detto la ministra dell’Interno austriaca Johanna Mikl-Leitner in una intervista alla tedesca Die Welt. “Questa alleanza della ragionevolezza – ha affermato a proposito dell’accordo preso dai paesi balcanici con Vienna nelle scorse settimane – ha dato finora un contributo decisivo per garantire ordine e stabilità alla popolazione in Europa”. E, aggiunge, “se l’Europa resta coerente, anche la pressione dei migranti dalla Turchia sulla Grecia diminuirà“.

I flussi incontrollati di migranti che si muovono nei Balcani deve diventare una cosa del passato – ha detto ancora Mikl-Leitne – il problema più grosso è che i profughi hanno ancora speranze e aspettative, che vengono continuamente alimentate. La cosa più onesta da fare, è dire loro che ormai è impossibile passare dai Balcani perché la rotta è chiusa”

Vienna è invece molto critica sulla trattativa tra Bruxelles e Ankara. Parlando alla radio pubblica Oe1, Mikl-Leitner ha detto che per questo passo “c’è bisogno di rispettare molti criteri e non devono esserci eccezioni per la Turchia”. “Mi chiedo se stiamo prendendo sul serio i nostri valori o se li stiamo buttando via“, ha sottolineato, affermando che il governo austriaco dovrebbe esigere l’inclusione di una “clausola di cancellazione” dell’accordo.

Anche secondo l’Olanda il meccanismo dei ricollocamenti allo studio con la Turchia deve essere limitato. “Credo che il meccanismo di scambio uno a uno, con le riammissioni ed i reinsediamenti” dell’intesa Ue-Turchia sia “una fase, e non un meccanismo permanente – ha detto il segretario di stato olandese a Sicurezza e giustizia Klaas Dijkhoff (presidenza di turno del Consiglio Ue) al suo arrivo al consiglio Affari interni Ue – una volta attivato, nel tempo si vedrà che il flusso di migranti si arresterà e poi si dovrà parlare con la Turchia di uno schema di reinsediamenti più permanente, e il meccanismo dell’uno a uno sarà finito”. In questo momento, spiega Dijkhoff, “il meccanismo è necessario perché quando raggiungi un accordo, le persone non smettono da sole di venire, occorre dimostrare che affidarsi ad un trafficante per venire in Europa in modo illegale non paga. Dall’altro lato dobbiamo dimostrare alla Turchia che non li lasciamo da soli a fare tutto il lavoro”.