L’ex assessore alla legalità di Roma Alfonso Sabella ritorna a Ostia per raccontare l’epicentro dell’infezione della ‘Capitale Infetta‘. Ma la cittadina del litorale laziale non è una storia soltanto romana, Ostia è una storia nazionale, sintesi perfetta del malcostume italiota tra organizzazioni criminali antiche, quel che resta di Mafia Capitale, corruzione e soprusi. Come il Lungomuro, simbolo dell’arroganza dei potenti balneari che impediscono ai romani addirittura di vedere il loro mare, oltre che l’accesso alle spiagge. “Avrei avuto bisogno – dice Sabella – di più tempo per vincere questa battaglia. Invece, qui l’unico sciolto per mafia sono stato io. Questo municipio è composto da più di 200 mila abitanti, la più grande e popolosa realtà italiana mai sciolta per mafia e io, casualmente, ne sono stato l’amministratore (Sabella aveva avuto la delega, dal sindaco Marino, di reggente del Municipio X dopo le dimissioni del mini-sindaco Pd Andrea Tassone, successivamente arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale, ndr) proprio nel momento formale dello scioglimento (il 27 agosto 2015, ndr): è quasi un paradosso, ma la realtà è purtroppo questa”. “A Ostia all’ordine del giorno ci sono traffico di droga, estorsioni, riciclaggio di denaro, armi, gestione di stabilimenti balneari, chioschi, bar e negozi con i necessari ‘agganci’ nella pubblica amministrazione – si legge nel libro ‘Capitale Infetta’ di Alfonso Sabella con Giampiero Calapà edito da Rizzoli -, nelle istituzioni. Ostia è un enorme business in barba a leggi e regole. Ostia è, però, la spiaggia dei romani, di mezzo milione di persone che da giugno a settembre si fanno ore di coda sulla via Cristoforo Colombo, restano imbottigliate nella strettoia del Ponte della Scafa, si chiedono perché debbano ancora correre attaccate e parallele, su una sola corsia di marcia, l’Ostiense e la via del Mare, e maledicono afa e guasti sulla ferrovia Roma-Lido. Mezzo milione di persone vocianti, accaldate, stressate da mesi di lavoro, desiderose di mare, sole e salsedine, ma soprattutto mezzo milione di persone paganti, mezzo milione di esseri umani che a Ostia devono mettere mani al portafogli anche per accedere al mare” riprese e montaggio di Paolo Dimalio