“Il calcio senza tifosi non è nulla”, recitava una serie di striscioni contro il caro-biglietti esposti negli stadi inglesi. Parte di una serie d’iniziative di protesta che aveva raggiunto il culmine a Liverpool, quando a inizio febbraio l’intera curva Kop aveva deciso di uscire dallo stadio al 77° minuto contro l’aumento a 77 sterline del tagliando meno caro per la prossima stagione. Se il Liverpool dopo quella protesta aveva deciso di sospendere il rincaro dei biglietti, oggi è la stessa Premier League ad annunciare che a partire dal prossimo anno il costo massimo di un biglietto per le trasferte sarà di 30 sterline, riconoscendo per la prima volta nel suo comunicato che i tifosi in trasferta “sono essenziali per mantenere l’atmosfera degli stadi e per stimolare la risposta dei tifosi di casa”.
Una rivoluzione copernicana a livello concettuale. Dopo anni di tentativi di trasformazione dei tifosi in clienti, e di sostituzione della rumorosa tifoseria working class con i silenziosi ‘turisti della partita’, unici a potersi permettere il costo del biglietto, il campionato più ricco e spettacolare del mondo riconosce la fondamentale importanza dei tifosi. Una decisione importante anche a livello economico, dato che i tagliandi avevano raggiunto costi insostenibili: 55 sterline per West Ham e Chelsea, addirittura 64 per l’Arsenal. La decisione del tetto massimo per le trasferte a 30 sterline non è stata messa ai voti, si pensa avrebbe comunque superato la soglia minima di 14 voti, ma decisa direttamente dalla Premier League. Avrà inizio dalla prossima stagione e durerà tre anni, parallelamente alla durata del nuovo accordo monstre sui diritti tv che vede le 20 squadre della lega dividersi qualcosa come 7 miliardi. Ma tutto lascia pensare che sarà mantenuta anche dopo i tre anni iniziali.
“Quando i tifosi hanno cominciato con le proteste sul caro-biglietti, in pochi erano convinti che avremmo ottenuto dei risultati, ma questo dimostra che i club sono costretti ad ascoltare i tifosi se protestano in modo coordinato e il dissenso è manifestato in maniera intelligente e provocatoria”, ha detto Michael Brunskill della Football Supporters Federation. Certo, le 30 sterline sono un compromesso rispetto alle 20 sterline che chiedeva la campagna “Twenty is plenty” (venti è il massimo ndr.). E si riferiscono solo alle trasferte, e non ai prezzi dei tagliandi e degli abbonamenti casalinghi che sono aumentati a dismisura negli ultimi anni, ben oltre il costo della vita e l’inflazione, e per questo restano fuori portata per le classi medio basse della popolazione. Ma è comunque un ottimo passo avanti, perché riconosce la legittimità del dissenso e l’importanza dei tifosi nel calcio.
Il problema del caro-biglietti è in realtà un fatto squisitamente politico esteso a livello europeo, dal momento che coinvolge tutti e cinque i principali campionati. Per questo il 20 marzo in Germania ci sarà una riunione delle maggiori tifoserie organizzate sotto l’egida della Football Supporters Europe, per organizzare manifestazioni sul modello delle tifoserie inglesi su tutto il territorio continentale. Il prezzo massimo di 30 sterline per le trasferte della Premier è infatti solo il primo passo di una lunga battaglia, attraverso cui i tifosi dei settori popolari – quella parte del pubblico che regala al calcio l’atmosfera di festa che ne fa uno sport unico al mondo – stanno cercando di salvare il pallone dal diventare uno stanco show televisivo, dove le uniche emozioni sono date dalla moviola e dai replay.
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