Una serie di raid, sul modello di quello condotto il 19 febbraio a Sabrata, contro 30-40 obiettivi diversi in quattro zone del Paese. E’ il piano per aggredire la crescente minaccia dell’Isis in Libia, insieme agli alleati Italia, Francia e Regno Unito, che il Pentagono ha presentato alla Casa Bianca, mettendo sul tavolo dello Studio Ovale una serie di opzioni a partire da quella che prevede un fuoco di fila di bombardamenti aerei. L’obiettivo dei possibili raid – spiega il New York Times – sono campi di addestramento, centri di comando, depositi di munizioni e altri siti in cui si raggruppano i militanti dello Stato islamico.

Si tratta, spiega il quotidiano newyorkese citando cinque fonti dell’amministrazione informate delle opzioni messe a punto dall’Africa Command e dal Comando per le operazioni delle forze speciali, di raid che dovrebbero aprire la strada per l’intervento a terra di milizie libiche sostenute dall’occidente.

A illustrare le diverse opzioni direttamente ai consiglieri per la sicurezza nazionale di Barack Obama è stato, lo scorso 22 febbraio, il segretario alla Difesa Ashton Carter. Il piano, si precisa, non viene considerato “in modo attivo”, perlomeno per ora, fino a che l’Amministrazione spinge l’iniziativa diplomatica per la formazione del governo di unità nazionale. I militari americani sono pronti a effettuare, se loro richiesto, raid limitati, come quello di Sabrata, contro terroristi in Libia considerati come una minaccia agli Stati Uniti o a interessi americani.

Le nuove opzioni di fatto “non estendono le scelte a disposizione di Obama per i prossimi mesi in cui lui e i suoi consiglieri, insieme con alleati come Gran Bretagna, Francia e Italia, cercheranno di gestire il difficile equilibrio”, fra il sostenere il fragile processo politico e non aspettare tanto a lungo da consentire allo Stato Islamico di crescere troppo per essere sconfitta in una azione militare “limitata e politicamente accettabile” (il Pentagono stima che al momento siano 6.500 i combattenti dell’Is, più del doppio dello scorso autunno).

Tutto questo avviene mentre sono sempre di più le voci secondo cui forze speciali britanniche, americane, francesi, e forse anche italiane, sono sul terreno in Libia “da mesi” per condurre operazioni di intelligence e valutazione, forse anche come consulenti delle milizie libiche considerate affidabili contro l’Isis in roccaforti come Sirte, nella porzione di territorio controllata dai terroristi, si aggiunge, precisando tuttavia che tale sforzo “non sembra essere ben coordinato” ma sembra anzi riflettere i timori che “ognuna delle forze clandestine” ha per un possibile richiamo improvviso ad accelerare raid militari unilaterali, sottolinea il New York Times.

Dal fronte politico, intanto, arriva un’altra cattiva notizia. Per mancanza di numero legale anche oggi, dopo il nulla di fatto di lunedì, il Parlamento di Tobruk non ha potuto riunirsi per votare la fiducia al governo di unità nazionale libico del premier designato Fayez al Sarraj, riferisce l’emittente Libyàs Channel. Già lunedì la seduta era stata rinviata per mancanza di quorum “nonostante la presenza del presidente del parlamento, Aqila Saleh“, riferisce l’emittente. Un tentativo di votare la fiducia era fallito anche la settimana scorsa e da metà febbraio vi sono stati altri tentativi infruttuosi da parte della presidenza di mettere al voto il varo dell’esecutivo.

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