Chiunque di noi sia diventato appassionato di rock, specie se di rock duro, sin dalla più giovane età avrà chissà quanti aneddoti su genitori e parenti, per non dire dei vicini, che si lamentano per il volume troppo alto dello stereo. “Finirai per diventare sordo“, questo il monito con cui, in genere, si concludeva la filippica contro un eccessivo tasso di decibel sparato fuori dalle casse, come se si potesse anche solo lontanamente pensare di ascoltare certa musica a basso volume. Sordi non ci siamo diventati e il rock continuiamo a sentirlo come va sentito, spettinati dalle casse. Anche dal vivo, potendo.

Solo che poi succede che arrivano certe notizie che ci lasciano sconcertati, come se di colpo i fantasmi del passato arrivassero a manifestarsi nel nostro presente. È di queste ore, infatti, la notizia che gli AC/DC, probabilmente oggi come oggi la rock band per antonomasia, vuoi per la propria storia, vuoi per quella carica di energia che, nonostante l’anagrafe, Angus Young e soci riescono a infondere al pubblico dal vivo, si sono trovati costretti a interrompere il loro tour americano, mettendo a rischio anche il Rock or Bust tour in Europa. Motivo di questa interruzione problemi fisici del cantante Brian Johnson, a rischio di diventare completamente sordo. Che botta. La band australiana è da sempre una delle realtà più amate dai rocker di tutto il pianeta, e la notizia ha presto fatto il giro del mondo. Si è addirittura ventilato di una sostituzione in corsa di vocalist, per non perdere le date, dieci in America e dodici in Europa, ma al momento solo di voci si tratta.

Nei fatti, la band di Back in black e Highway to hell, che neanche un anno fa ha appassionato oltre centomila fan a Imola, in quello che in molti hanno indicato come l’evento live dell’anno in Italia, si trova ferma ai blocchi, senza certezze chiare per il futuro. Dopo la morte di Bon Scott, primo cantante scomparso tragicamente nel 1980, e dopo il recente arresto del batterista Phil Rudd, accusato di aver assoldato un killer per uccidere sua moglie, e il ritiro per questioni di salute del chitarrista Malcolm Young, sostituito dal nipote Stevie, sembra che nulla sia in grado di fermare questi vecchi ragazzacci australiani, ma farebbe davvero una brutta impressione vedere il solo Angus portare avanti la storia della band sul palco. Auguriamoci, quindi, che Brian si rimetta sempre e torni a gridare come solo lui sa fare.