Tra i 5 e i 15 euro al mese per vivere alla Reggia di Caserta. Senza spese di acqua o di corrente elettrica, ma con l’accesso senza limiti a parchi e giardini. Tutto questo accade dalla fine degli anni Novanta ma ora ad indagare su questi privilegi, come riporta il quotidiano Il Mattino, ci sono un’inchiesta della Corte dei Conti e una della Procura ordinaria di Napoli: l’una si concentra sull’affaire dei canoni a dir poco fuori mercato, l’altro su eventuali responsabilità di chi ha permesso che questa situazione si perpetrasse nel tempo.

Dagli uffici amministrativi della Reggia di Caserta arriva la conferma a ilfattoquotidiano.it: “È in corso un provvedimento di sfratto per le 12 famiglie di ex dipendenti o loro eredi che alloggiano nella Reggia di Caserta”. Solo una di loro ha già abbandonato la struttura. Le altre restano, con tanto di nome sul citofono delle case borboniche in cui vivono. Ecco i nuovi scenari dietro la gestione del museo borbonico nei giorni scorsi finita al centro delle polemiche tra il direttore Mauro Felicori e i sindacati. Con questi ultimi che hanno accusato il manager di lavorare troppo. D’altro canto Filicori ha difeso la sua posizione e ha segnalato l’atteggiamento di alcuni sindacati e una certa ostilità dovuta alla volontà “di lasciare le cose così come stanno”. Un atteggiamento, secondo il direttore che “finisce solo per danneggiare l’immagine di tanti lavoratori della Reggia che stanno partecipando con passione al progetto di rilancio del Palazzo Reale”.

Il canone a prezzi stracciati – Potrebbe esserci a breve una svolta nell’inchiesta della Procura della Corte dei conti seguita dal pm Ferruccio Capalbo e coordinata dal procuratore regionale Tommaso Cottone. Dodici le famiglie che dagli anni Novanta hanno goduto di una sorta di privilegio nobiliare, vivendo nelle case borboniche tra cascate, fontane e giardini da sogno. Queste famiglie, al contrario di quanto accade per i turisti, non avevano limiti di accesso alle aree. Totale disponibilità a prezzi stracciati. Si parla di 5 euro al mese e non è ancora chiaro con quali criteri alcuni di questi canoni siano stati adeguati, arrivando così alla somma di 15 euro. Secondo le indagini della Corte dei Conti gli alloggiati vivono tutti nella zona del bosco vecchio, abitano da decenni nella Reggia di Caserta e non ci hanno mai tenuto a fare pubblicità della loro condizione di privilegio. Soprattutto negli ultimi due anni, da quando cioè è iniziata una verifica interna che aveva lo scopo di adeguare quei prezzi degli affitti, ma che in realtà ha scoperchiato il vaso di Pandora. Tant’è che su di loro si sono concentrate non solo le attenzioni della procura della Corte dei Conti, ma anche quelle della Procura ordinaria che ha aperto un’inchiesta per il reato di abuso d’ufficio che vede, dunque, coinvolti anche chi quei privilegi li ha consentiti. Al vaglio l’operato di tecnici e sovrintendenti.

Gli accertamenti interni e il caso di Capodimonte - Il complesso vanvitelliano fino al 2004 ha fatto parte del Demanio dello Stato. In seguito la gestione è passata alla stessa struttura e, nello specifico, alla Sovrintendenza per i beni architettonici delle province di Napoli e Caserta. Dal 2014 la gestione è affidata alla nuova Sovrintendenza speciale per il polo museale di Napoli e della Reggia di Caserta. Ed è proprio dal 2014 che sono iniziati diversi accertamenti interni che hanno verificato l’effettiva mancanza di requisiti da parte dei nuclei familiari per poter occupare quegli alloggi. Il direttore Filicori in un post su Facebook ha specificato: “Tutti gli inquilini alloggiati con contratti regolari benché discutibili sono stati sfrattati da chi mi ha preceduto e si accingono, se non l’hanno già fatto, a lasciare gli appartamenti”. I funzionari della reggia fanno sapere però che “pur essendo scattato il provvedimento di sfratto, solo una famiglia è andata già via”. Ma il caso della Reggia di Caserta non è l’unico ad essere preso in esame dagli inquirenti. È al vaglio dei magistrati una situazione molto simile che riguarda la Reggia di Capodimonte, a Napoli. Un altro caso di ‘affittopoli’ dei monumenti che potrebbe riservare sorprese a breve.