“È un complimento, c’è tanto da fare qui che mi sento obbligato a lavorare molto”. A dirlo è il direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori, accusato venerdì dai sindacati di “lavorare troppo”. “Lo richiede la situazione in cui si trova la Reggia” spiega a Repubblica il manager di Bologna, “ma anche la comunità casertana che sta riscoprendo l’orgoglio civico. Sento una grande responsabilità”. Sul fatto che resti fino a tardi in ufficio, Felicori chiarisce che “non c’è nessun pericolo per il monumento. Nessuno fa straordinari perché io resto fino a tardi” come invece contestato dai sindacati,  “la Reggia è vigilata 24 ore su 24, sempre”. Per il neodirettore nominato ad agosto dello scorso anno, le critiche ricevute rappresentano “un apprezzamento”: “Sono fiero di dare tutto me stesso per questo incarico. C’è stata una divisione tra le sigle sindacali, penso e spero che non rappresenti il punto di vista dei lavoratori della Reggia, che mi hanno accolto bene e sono tutti motivati. La stragrande maggioranza dei dipendenti è attaccata al proprio lavoro”.

E riguardo alle affermazioni del premier Matteo Renzi che dice che la pacchia è finita, Felicori osserva: “I lavoratori sono stati lasciati soli, non sono stati seguiti, negli ultimi tempi il direttore stava a Napoli, e non per sua scelta, ovviamente. Io sono il primo che si sveglia la mattina e l’unico pensiero che ha è la Reggia, e tale resta fino a quando lascia il lavoro. Credo molto nell’esempio. Vedo tante persone motivate, c’è un forte cambiamento“.

Dopo le critiche arrivate dal leader Cgil, Susanna Camusso, sull’argomento è intervenuto anche Francesco Prudenzano, segretario generale di Confintesa, di cui la Federazione Intesa Fp fa parte: “La denuncia, riportata da tutti i media, dei sindacati nei confronti del direttore del monumento, Mauro Felicori, non è condivisibile ed è contraria ai principi di ragionevolezza e buon senso, anche se per alcuni aspetti ha ragioni fondate”, ha commentato il sindacalista, chiamandosi fuori dalla protesta e chiedendo “una rettifica relativamente alla denominazione della nostra sigla sindacale che, non facendo più parte della Ugl, è stata denominata erroneamente da molti media Ugl Intesa”.

Prudenzano ha poi spiegato che per il caso “è stato sostituito il Coordinatore Nazionale Mibact, Renato Petra, con Giancarlo Lustrissimi, attuale vice Segretario Generale della Federazione Intesa Fp” e “riguardo i contenuti della lettera incriminata non possiamo che condannare la strumentalizzazione che è stata fatta di sacrosanti istituti contrattuali che, occorre ricordare, sono conquiste ottenute per la tutela dei lavoratori e nell’interesse del bene comune”. La denuncia dell’operato del direttore contenuta nella nota “ha cancellato quello che di buono conteneva, ha cancellato i meriti che ha avuto il nostro sindacato, come per lo sgombero degli abusivi dai giardini della Reggia di qualche mese fa, e ha reso vana la stessa funzione del sindacato, agli occhi di tutta l’Italia”.

“Lavorare e lavorare bene è un dovere: chi non lo comprende può considerarsi fuori dalla nostra Organizzazione”, ha affermato invece il segretario della Uil Carmelo Barbagallo insieme con Nicola Turco segretario generale Uilpa. “La Uil, che non era a conoscenza dello scambio epistolare tra le Rsu e il Ministero (fatto assolutamente inaccettabile), procederà intanto alla sospensione di tutti i propri sindacalisti coinvolti. Faremo le nostre verifiche e agiremo contro i responsabili di questa incredibile e incresciosa vicenda che danneggia, innanzitutto, quei milioni di lavoratori pubblici che onestamente fanno il proprio dovere per lo sviluppo del Paese”.