Immaginare la magia e l’atmosfera di un posto ascoltando dischi. Io l’ho fatto per anni con il Sundlaugin Studio, ascoltando “Takk” o () dei Sigur Rós in cuffia. Il Sundlaugin studio si trova ad Álafoss, una cascata a pochi km da Reykjavík. Ti affacci dalla finestra della sala regia e c’è un un fiume che si spezza in piccoli salti in mezzo a un verde-giallo accecante. Meraviglioso per noi ma niente di eccezionale per chi vive in Islanda, dove ovunque ti giri trovi cascate e paesaggi mozzafiato. Ma io ero comunque incredulo come sempre.

Siamo entrati in questo posto in un giorno di pioggia, in punta di piedi come si fa in chiesa durante una cerimonia importante. Abbiamo appoggiato zaini e attrezzature varie e siamo scesi subito sotto. La parte principale è un open space gigante circondato da un corridoio sospeso. Sotto giocattoli di tutti i tipi, da pianoforti a muro, coda, celesta, armonium, glockenspiel e xilofoni vari. Date a un bambino tutti i giocattoli che ha sempre desiderato nel posto più bello del mondo ed è la fine.

Slow is the new loud è il primo brano che è uscito fuori. Il riferimento a “Quiet is the new loud“ come New Acoustic Movement capitanato dai Kings of Convenience, una delle mie band preferite, è più che scontato.

Mi ha sempre appassionato molto come concetto. Sognando da ambizioso ho pensato che questa “electro-neoclassica” o pop cinematico strumentale, potesse essere un nuovo movimento che partisse anche dal riscoprire l’ascolto della musica in maniera “lenta” e “attenta” come si faceva una volta, senza fagocitare miliardi di playlist, video e mp3 come si fa ora senza assimilare nulla con attenzione ed entrando emotivamente “dentro” la musica. Sarebbe bello rallentare e tornare al rituale dell’uscita di un disco come si faceva una volta, andare al negozio a prenderlo, tornare a casa, scartare il vinile, metterlo sul piatto, scoprire con gioia il booklet e ascoltarlo nella massima concentrazione tutto d’un fiato.

“Slow is the new loud” è un po’ un brano manifesto per Dardust, un brano intenso emotivamente e riporta al minimalismo di “7” in maniera semplice e diretta come lo era “Angoli di ieri”.

I giorni ad Álfafoss al Sundlaugin Studio sono stati unici, pieni di note e pioggia fuori, ma allo stesso tempo silenziosi e solenni perché erano la cerimonia di chiusura di un viaggio partito un anno prima che portavano ad una nuova identità pronta per essere indossata.