Al 38′ del primo tempo tutto l’Olimpico si alza in piedi per invocare il nome di Luciano Spalletti. In poco più di mezz’ora la Roma ha demolito la Fiorentina, una delle formazioni più in forma e più belle della Serie A, con tre gol del suo tridente italo-egiziano: El Shaarawi e Salah regalano spettacolo ad ogni palla toccata, Perotti ispira e segna. Ma persino Rudiger fa la sua figura in difesa. Forse è cominciata una nuova era per i giallorossi. Il 4-1 finale vale la settima vittoria di fila, il terzo posto in solitaria e una promessa di Champions League per l’anno prossimo, visto che quella di quest’anno è quasi finita (lo 0-2 dell’andata col Real sembra impossibile da rimontare martedì al Bernabeu). Poco da dire, invece, sulla Fiorentina, che in quello che era uno spareggio cruciale ha fatto la figura dello sparring partner.

La seconda Roma di Spalletti assomiglia sempre più alla prima, per risultati e filosofia. Il tecnico toscano conferma la squadra di Empoli, con Perotti falso nueve preferito a Dzeko (Francesco Totti, ovviamente, siede in panchina, ma entrerà nel finale): un’indicazione chiara di come devono giocare i suoi, rapidi, senza punti di riferimento statici. Funziona anche contro la Viola, mentre stavolta non paga la fluidità di moduli e di schemi di Paulo Sousa, per una sera c’è solo confusione e timidezza. Dopo un avvio un po’ scorbutico, soffocato dalla troppa intensità, il match si sblocca al 22′: Salah buca a destra e rifinisce per El Shaarawi, puntuale nel tap-in in area piccola. Azione splendida come il taglio verticale di Pjanic, anche se viziata da un fuorigioco millimetrico. Rotto l’equilibrio i giallorossi dilagano, anche con un po’ di fortuna: sul sinistro a giro di Salah è decisiva la deviazione di Astori per beffare Tatarusanu. Uno-due micidiale in una manciata di secondi, che non diventa tris solo perché Perotti colpisce il palo, innescato da uno svarione di Astori. Questione di minuti: stavolta è il Faraone a volare sulla fascia, e trovare con un esterno delizioso proprio l’argentino, per il 3-0 da standing ovation.

La Viola è in bambola. Tramortita dalle folate giallorosse, dal calore ritrovato dell’Olimpico, dagli episodi. Dopo Borja Valero, anche Vecino esce per infortunio: sotto di due gol e senza i due centrocampisti titolari, piove sul bagnato. C’è ancora una partita solo perché subito prima dell’intervallo Ilicic può accorciare dal dischetto, su un rigore procurato da un’entrata avventata di Digne su Tello. Giocatori e tifosi protestano tanto, ma il fallo è netto. Poco male: bastano dieci minuti della ripresa per richiudere il discorso, con il solito, imprendibile Salah, lanciato a memoria da Pjanic e bravo a beffare sotto le gambe Tatarusanu.

Dopo tanti applausi ed entusiasmo, l’ambiente giallorosso è trasformato. Solo i cori della curva per Totti non cambiano mai: nel garbage time finale c’è spazio anche per il capitano, accolto addirittura dall’ovazione dello stadio. Pronto a crollare, se la sua punizione in pieno recupero fosse entrata invece di scheggiare il palo. Il ritorno al gol di Totti è rinviato, intanto Spalletti si gode El Shaarawi (i suoi cinque gol in sei partite sono un’indicazione importante anche per Conte in chiave Euro 2016), Salah e tutta una squadra che sembra diventata all’improvviso una macchina perfetta. Anche la classifica comincia a sorridere: con 22 punti conquistati su 27 disponibili dalla cacciata di Garcia, la Roma è la terza forza del campionato. E se la crisi del Napoli non si interrompe, forse anche qualcosa in più.

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