Montalbano675

Gli ascolti non lasciano dubbi: dopo Sanremo c’è Vigata, e anche Montalbano è sempre Montalbano con la sua indolenza sorniona, maestro nell’arte di annacarsi e di incastrare chi deve esserlo. Anche il passaggio dai romanzi di Camilleri ai film diretti da Alberto Sironi funziona così bene perché si basa su granitiche certezze antiche: l’indivisibilità tra Salvo e il suo mondo, il più vero del vero di ogni creatura letteraria; la naturalezza assoluta di Luca Zingaretti; il cerchio magico dove il vice Augello vede più lungo di Alfano e il piantone Catarella è più fedele di Nardella, il tufo acceso e il mare di lapislazzuli, la luce di Sicilia dove è più fitto il buio dei sentimenti umani.

L’unico rischio è esagerare. In Una questione delicata (lunedì sera, Rai1) la ricerca dell’assassino di un’anziana prostituta è andata comprensibilmente per le lunghe tra figli veri e segreti, genitori adottivi, gerontofili, vecchi amori; altro che unioni civili, questa è la vita. A tratti il ritmo ne soffre, e Salvo ripara in famiglia; ma la Livia etno-chic di Sonia Bergamasco non è proprio quel che ci vuole per il riposo del guerriero. La sofisticata ragazza ha scoperto la cucina francese e si ostina a preparare la bouillabaisse. A Vigata. Lo spettro del sushi è dietro l’angolo, ma provvidenza vuole che Livia si sia presa anche una specie di Dudù, un cagnolino che della bouillabaisse non vuol saperne, ma si butta sulla pasta ‘ncasciata peggio di Salvo. Insomma, viene su bene.

Il Fatto Quotidiano, 3 marzo 2016