Domenico Militello e Giacomo Piero Guttadauro non sono gli unici poliziotti indagati per il depistaggio della prima inchiesta sulla strage di via d’Amelio. L’ultima pista giudiziaria battuta dalla procura di Caltanissetta, infatti, riguarda in totale sei poliziotti: Militello e Guttadauro più altri quattro. Indagati per concorso in calunnia, i sei hanno giocato un ruolo nella gestione della collaborazione di Vincenzo Scarantino, il balordo della Guadagna trasformato in pentito chiave della strage che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e a cinque uomini della scorta. Solo che Scarantino era un pentito fasullo, probabilmente costretto a recitare il ruolo dello stragista reo confesso.

Militello e Guttadauro avevano accompagnato l’ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera nel supercarcere di Pianosa: erano lì per occuparsi della sicurezza di Scarantino, durante i dieci interminabili giorni di colloqui investigativi nel luglio del 1994. “Io mi lamentavo perché non sapevo niente a Pianosa lo dissi a Giampiero e a Mimmo Militello che non c’entravo nulla con la strage, ma non mi prendevano sul serio”, ha raccontato Scarantino, spiegando che era La Barbera (deceduto nel 2012) a spiegargli cosa avrebbe dovuto riferire ai magistrati, mentre i due poliziotti gli “davano coraggio”.

È in quei dieci giorni di colloqui nel carcere di Pianosa che verrà fabbricata la falsa testimonianza del picciotto della Guadagna: un’autoaccusa che alla fine depisterà inevitabilmente le indagini, spedendo in galera sette innocenti. Chiamati a testimoniare al processo Borsellino Quater, quello nato dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza che ha ricostruito la fase esecutiva della strage di via d’Amelio, Guttadauro e Militello hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere, essendo indagati di reato connesso. L’indagine sui sei poliziotti mantiene dunque viva la possibilità di ricostruire quello che è probabilmente il più grande depistaggio investigativo della storia di questo Paese. Una speranza che sembrava essersi spenta dopo l’archiviazione dell’inchiesta ai danni di Mario Bo, Salvatore La Barbera e Vincenzo Ricciardi, i tre funzionari di polizia lungamente indagati e poi prosciolti per il depistaggio. “Mario Bo ed altri minacciarono il mio ex marito con la pistola e lo presero a pugni davanti a me e ai bambini”, ha raccontato appena due settimane fa Rosalia Basile – ex moglie di Scarantino – riferendosi al periodo in cui l’uomo decise per la prima volta di ritrattare le sue false accuse con un’intervista televisiva. Dopo la deposizione della donna, la corte d’assise di Caltanissetta ha dunque cominciato l’interrogatorio di Bo e Ricciardi che si concluderà probabilmente nell’udienza fissata per il prossimo 13 aprile: non essendo più indagati, i due questa volta non possono più appellarsi alla facoltà di non rispondere, come avevano invece fatto in precedenza.