Dal Bayern al Bayern, passando attraverso un’altra B, quella di Berlino, per capire se la Juventus è definitivamente nell’élite europea. Tre anni dopo i quarti di finale nei quali i tedeschi asfaltarono la squadra di Antonio Conte certificando un distacco abissale rispetto ai top club, torna il faccia a faccia che tasterà il polso ai bianconeri. E sono diversi i motivi per approcciare alla doppia sfida con legittime aspettative di sorpresa. Perché Pep Guardiola e i suoi restano favoriti, ma Allegri mira a pungere.

La Juventus non è più la squadra che, secondo Conte, con dieci euro deve sedersi a un ristorante dove se ne pagano cento. Certo il fatturato del Bayern fa impallidire quello bianconero ma la crescita tecnica degli ultimi anni è innegabile. Gli ottavi cadono oltretutto in un momento particolare per i bavaresi, mentre la Juve arriva all’appuntamento con sedici risultati utili alle spalle e la voglia di dimostrare quanto la finale di Berlino sia stata il frutto di una crescita vera, non solo di un cammino morbido fino alle semifinali e dell’anno felix in cui tutti i tasselli si sono perfettamente incastrati.

Allegri può sorridere nonostante l’assenza di Chiellini, che lo costringerà a schierare i suoi con il 4-4-2. Khedira e Mandzukic, ex dal dente molto avvelenato con l’allenatore dei tedeschi, sono recuperati e scenderanno in campo. Guardiola ha invece tre centrali fuori dai giochi e adatterà Alaba a ultimo guardiano prima di Neuer. E l’aria che tira in Baviera non è delle migliori anche per l’annunciato addio a fine stagione del tecnico e i sospetti sulla ‘fedeltà’ dell’ex bianconero Arturo Vidal. Nonostante tutto, i pronostici dicono Bayern. La Juve ha però due carte da giocarsi: un pressing accorto, frutto di linee di centrocampo e difesa molto vicine, così da stoppare le scorribande sulle fasce di Douglas Costa e Robben; ripartenze veloci con Cuadrado e Dybala per punzecchiare la difesa orfana di Javi Martinez e Badstuber. Il colombiano ha più volte messo la sua firma sui gol pesanti nel corso della stagione, l’argentino cerca invece il primo acuto in Champions dove in sei partite non ha ancora segnato. Hanno entrambi le caratteristiche giuste per trasformarsi negli uomini del destino, anche se Allegri – lo ha detto chiaramente – firmerebbe per un pareggio in bianco sperando poi di trovare la via del gol all’Allianz Arena.

Le statistiche però alimentano più alte speranze per i bianconeri e inducono a osare. Il Bayern – che ha chiuso la fase a gironi con 5 vittorie e una sconfitta, frutto di 19 gol fatti e appena 3 subiti – ha un solo difetto: il rendimento fuori casa. Sotto la guida di Guardiola, i tedeschi hanno perso un terzo delle partite in trasferta (cinque su 15) e pareggiato due volte. Un conto che scivola ancor di più verso il rosso nelle fasi a eliminazione diretta, dove su sei incontri hanno perso tre volte e vinto in una sola occasione. Eccolo il dato che fa sognare Torino e potrebbe non far rimpiangere la sciagurata trasferta di Siviglia, che ha fatto chiudere il girone al secondo posto e costretto la Juventus a un accoppiamento difficile. Con alle spalle la straordinaria rimonta in campionato, volano per l’entusiasmo ma che ha caricato i muscoli e la testa di tossine, un atterraggio più morbido agli ottavi avrebbe fatto comodo.