“Non si può mica tornare all’età della pietra!”
“Eh, ma voi avete tempo da perdere”
“Che esagerati!”

Questi sono solo alcuni commenti che ci piombano addosso quando la gente scopre che da quasi cinque anni viviamo senza auto, da un anno viviamo a rifiuti (quasi) zero, con tre figli piccoli. Allora ci guardiamo intorno: siamo circondati da centrali a biomassa, inceneritori che bruciano i rifiuti, discariche sempre più grandi. Ai bordi delle strade troneggiano cassonetti strabordanti, lungo le strade sfilano auto incolonnate, davanti alle scuole l’aria è irrespirabile. In Italia abbiamo il record europeo per morti premature dovute all’inquinamento. Ci viene da pensare che forse la nostra non è una perdita di tempo. Che forse non siamo noi ad essere esagerati. Che forse il senso di impotenza è complice del disastro ambientale.

 

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Rinunciare alla macchina non è stata una scelta semplice, in realtà all’inizio non fu nemmeno una scelta. Un’auto invase la nostra corsia e ci distrusse l’auto. Aspettammo a ricomprarla e così passò il primo inverno: le difficoltà erano molte, gli scoraggiamenti altrettanti. Iniziammo a fare rete: trovammo sempre più gente senz’auto, e  nacque il nostro primo gruppo Facebook “Famiglie senz’auto” e dopo poco anche un blog. Le nostre motivazioni si rafforzavano: motivazioni etiche, ecologiche, di pacifismo, di democrazia e non violenza. Così da anni andiamo in bici a scuola, al lavoro, e per lunghe distanze usiamo i mezzi pubblici. Se occorre, raramente, chiediamo l’auto in prestito ai nonni o un passaggio ad amici. Abbiamo calcolato che in cinque anni abbiamo risparmiato almeno tre tonnellate di Co2 e almeno 25.000 euro (acquisto, bollo, assicurazione, manutenzione…) e soprattutto tanto tempo.

“Voi lo potete fare perché siete in pianura” ci dicono. Non è del tutto vero: mio marito lavora a 8 km di distanza, in collina e usa la bici elettrica. D’altra parte non siamo i soli a vivere in pianura! In Italia ci sono in media 61 auto ogni 100 abitanti e molte viaggiano in pianura, per brevi tragitti, con un solo conducente. Ne basterebbero la metà, o forse un terzo, condividendole. Così come avviene in tante altre città estere dove c’è una auto ogni dieci abitanti. Le città sostenibili dovrebbero essere città senz’auto.

“Poveri bambini!”, ci dicono altri. Ma i nostri figli sono nati e cresciuti senz’auto e per loro è divertente camminare o pedalare sotto la pioggia. Un supplizio invece è stare seduti in auto, magari col finestrino chiuso! D’altra parte, si ammalano poco e hanno un buon senso dell’orientamento.

Piano piano l’attenzione ad uno stile di vita sobrio e ecologico, si è esteso a tutti gli altri campi della nostra vita: alimentazione vegetariana, sana e locale, riduzione degli imballaggi, autoproduzione, assorbenti lavabili….Da un anno monitoriamo i nostri rifiuti, imparando a ridurli quasi a zero (in un anno procapite abbiamo fatto appena 0,7 kg di Rsu, 0,8 kg di plastica, 4.5 kg di carta, 2,5 kg di vetro rotto). Siamo 228 volte sotto la media delle famiglie in Emilia Romagna, per quel che riguarda il Rsu.

Tanti obiettano: “Ma perché ridurre? Non basta riciclare?”.

No, non basta. 11,3 milioni di tonnellate di imballaggi all’anno sono davvero troppi e non tutti si recuperano. Solo il 47% della plastica raccolta in maniera differenziata è avviato a riciclaggio. Il resto va negli inceneritori. Dobbiamo  ridurre perché ogni materiale ha uno zaino ecologico alle sue spalle e anche il riciclo impegna risorse energetiche. Cerchiamo ogni giorno di migliorare, contaminare e imparare perché sappiamo che solo riducendo, in modo gioioso e felice, possiamo rendere il mondo un po’ più vivibile per tutti.