“Avvisiamo la nostra gentile clientela, che tra pochi minuti il negozio chiuderà la vendita. Vi preghiamo di ultimare i vostri acquisti, e avvicinarvi alle casse, grazie”.

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Mancano circa dieci minuti alle ore 20:00; in qualche caso, soprattutto per i grandi magazzini e supermercati situati all’interno di centri commerciali e outlet, sono quasi le 21.00. Ed ecco che qualcuno, ancora indaffarato a cercare l’occasione dell’ultimo minuto, fa finta di non capire, mentre altri guardano l’orologio e si affrettano a pagare.
“Sono le ore 20:00, e il negozio chiude la vendita. La riapertura avverrà domani mattina alle ore 9:00. Buona serata a tutti e grazie.”

Annuncio di chiusura, qualche cliente è ancora in negozio, e si effettuano gli ultimi scontrini. Poi il conteggio dei soldi, le casse si svuotano, e il cartellino si timbra sempre con almeno dieci minuti di ritardo. La divisa è tolta e lasciata nell’armadietto dello spogliatoio, pronta per il giorno dopo. Un’altra giornata di lavoro è andata, si spengono le luci, e anche gli scaffali e i manichini possono tirare un sospiro di sollievo. Che tutte quelle mani a toccare e scegliere scompaiono per magia e daranno spazio, almeno per il tempo di una notte, al meritato silenzio.

Questo, è ciò che tassativamente avveniva, come fosse una favola a lieto fine, fino a quando la liberalizzazione degli orari nel settore del commercio, ha permesso alle aziende di tenere aperto 24 ore no stop, che non sia mai che a qualcuno venga voglia di fragole o biscotti alle undici di sera. È il primo gennaio 2012, e la salvifica legge del governo Monti che avrebbe dovuto stimolare la concorrenza, favorire nuova occupazione e rilanciare i consumi attraverso l’incremento delle occasioni di acquisto, entra in vigore.

Ma il dato di fatto, è che nel biennio successivo, la spesa delle famiglie crolla drasticamente, e i posti di lavoro offerti dal settore diminuiscono. Ad aumentare è stata soltanto la perdita di quei pochi diritti che ancora regolamentavano (per quanto possibile) la vita dei lavoratori del commercio. Un settore (e non è da sottovalutare) prevalentemente al femminile; donne, madri e mogli alle quali il giorno di Natale, si chiede di sorridere alle casse mentre dicono “tanti auguri” ai clienti già vestiti a festa; donne, madri, mogli che da quel momento potrebbero fare il turno di notte, se l’azienda per cui lavorano decide di tenere aperto.

E quindi avviene che in alcuni supermercati le luci non si spengano e i lavoratori passino la staffetta a colleghi e colleghe che fino a poco tempo prima non avrebbero mai immaginato di sballare confezioni di fagioli borlotti alle due del mattino, o di servire clienti nottambuli che per caso o futili necessità, poi si trovano a vagare tra gli scaffali, in attesa di avere un’illuminazione mistica. Perché di questo si tratta. Molti lavoratori lavorano di notte. Ma per motivi strettamente legati a necessità imprescindibili del cittadino. Mentre la salsa di pomodoro, o la tisana al finocchio perché non hai digerito, si può comprare anche il giorno dopo. E infatti pare che nemmeno ai clienti interessi poi così tanto avere il negozio aperto 24 ore.

Una ricerca della Filcams Cgil (leggi qui) sulla base di 4.000 intervistati, dimostra come le difficoltà economiche nel nostro paese abbiano profondamente condizionato (per lo più in negativo) le modalità di acquisto delle famiglie, evidenziando dati allarmanti per quanto riguarda il calo dei consumi nel settore del commercio.

E i dati che emergono riguardo agli orari di apertura li trovo sorprendenti. Solo il 15% degli intervistati infatti, vuole l’apertura no stop dei negozi, mentre sulle aperture domenicali, il campione è diviso in due tra chi vuole i negozi aperti 7 giorni su 7, e chi si accontenta dei 6 su 7. Sta di fatto che comunque, il 93% ritiene fondamentale che i diritti dei lavoratori vengano in ogni caso rispettati e garantiti. Bene! Sono davvero colpita. Allora, per cortesia, alla spesa per il cenone e il pic-nic di pasquetta, o ai regali di Natale, fate in modo di pensarci almeno il giorno prima del giorno festivo. E se sapete di soffrire di insonnia, e magari potrebbe venirvi voglia di farvi dù spaghi… dalle 9:00 alle 21:00, potete farcela! I lavoratori ringraziano, in attesa che anche la politica si decida a mettere un freno a quella libertà di azione che sembra agevolare solo una parte dei cittadini, a discapito però della libertà di altri.