Arriva stasera in televisione la storia di Roberto Mancini, il poliziotto che per primo portò alla luce il crimine dello smaltimento illegale dei rifiuti nella Terra dei fuochi e morto nel 2014 per un tumore collegato al contatto con sostanze tossiche. “Io non mi arrendo”, in onda lunedì 15 e martedì 16 febbraio in prima serata su Rai 1, è il titolo della fiction ispirata alla vicenda, con la regia di Enzo Monteleone per una coproduzione Rai Fiction-Picomedia, prodotta da Roberto Sessa. Il protagonista, Marco Giordano, è interpretato da Giuseppe Fiorello. La serie racconta di come il poliziotto non si sia mai arreso nelle indagini, nonostante le mille difficoltà e i molti tentativi di insabbiamento.

“Roberto è stato lasciato solo perché la gente non era pronta per queste indagini” ha denunciato la moglie Monika Dobrowolska all’Arena di Massimo Giletti su Rai1, a proposito della fiction in uscita. E in un’intervista a Radio Popolare ha aggiunto: “Io spero che con l’uscita del libro e con la fiction si riesca a risvegliare un po’ la coscienza della gente”. Perché le indagini del poliziotto fra i veleni della Campania e i boss della camorra non hanno avuto vita facile, come sottolinea anche Fiorello, apparso per il lancio della fiction anche sul palco del Festival di Sanremo. Che nella prefazione al libro “Io, morto per dovere” di Luca Ferrari e Nello Trocchia (Chiarelettere), scrive: “È stato un onore ridare vita a un grande uomo e rivelare a tutti una storia insabbiata che avrebbe potuto far luce sul più grande disastro ecologico del nostro paese”. Il libro racconta la vita di Mancini partendo dal collettivo di cui faceva parte al Liceo Augusto di Roma per poi raccontare come divenne poliziotto, perché secondo lui l’unico modo per cambiare le istituzioni era farlo dall’interno.