trivelle 675

Quindi il mio timore era fondato.

No all’election day. Referendum antitrivelle il 17 aprile, amministrative invece a giugno. Senza nessuna giustificazione, il Consiglio dei ministri ha deciso arrogantemente, di fatto, di buttare dalla finestra 300 milioni di euro, nella speranza che il referendum non raggiunga il quorum. Come giustamente sottolinea il M5S: “E’ il volto fossile del governo”. Per una volta avrei preferito non essere facile profeta. Ed adesso il primo che mi viene a dire che i governi di centro sinistra sono diversi da quelli di centrodestra, so io cosa gli faccio.

Di fronte alla notizia, durissima la reazione di Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace, che aveva lanciato la campagna per l’accorpamento della data delle elezioni amministrative con quello del referendum: “è una decisione antidemocratica e scellerata, una truffa pagata coi soldi degli italiani. Renzi sta giocando sporco, svilendo la democrazia a spese di tutti noi. È chiarissima la sua volontà di scongiurare il quorum referendario, non importa se così si sprecano centinaia di milioni di soldi pubblici per privilegiare i petrolieri. L’allergia del premier alle prassi del buon governo, però, troverà questa volta risposte nuove, ovviamente democratiche e pacifiche”.

Per il momento in rete si leggono pochi commenti non dico disgustati, ma almeno critici. Non ho mai avuto grande considerazione del nostro popolo. L’italiano ha uno scarso senso dello Stato e non si stupisce di avere governanti che non ce l’hanno a loro volta. Anzi, li premia.