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Notizie tragiche e inquietanti arrivano dal Kurdistan turco. In particolare dalla cittadina di Cizre, sottoposta a un assedio incessante e crudele da parte delle Forze armate turche. Un drammatico messaggio è giunto da una delle 40 persone asserragliate in una cantina del quartiere Sur della cittadina. Derya Koç, ex copresidente della locale sezione del partito democratico dei popoli (HDP) ha riferito che già venti persone sono state bruciate vive e che i venti sopravvissuti potrebbero uccisi da un momento all’altro. Due giorni nella zona sono stati uccisi circa sessanta civili con l’uso di armi chimiche.

L’azione militare in questione, che sta provocando numerose vittime fra i civili, si configura, per il suo carattere indiscriminato, come un crimine di guerra e contro l’umanità. Non è al momento possibile portare di fronte alla Corte penale internazionale gli autori e ideatori di tale crimine, dato che la Turchia si è ben guardata dal ratificare il trattato istitutivo della Corte e che le vittime sono di nazionalità turca. Forte della sua impunità e della connivenza dell’Occidente, in particolare degli Stati europei, il regime di Erdogan sta conducendo da mesi una feroce offensiva nella parte kurda del Paese. Un recente rapporto della un recente rapporto della Fondazione turca per i Diritti Umani (TIHV) ha accertato 224 vittime civili, fra i quali 42 bambini, nel periodo da agosto 2015 a febbraio 2016. La citata città di Cizre è la più colpita, con 114 vittime.

Ovviamente il regime turco si giustifica sostenendo che tutti coloro che sono stati uccisi, inclusi bambini in tenera età, sono “terroristi”. E’ peraltro evidente come il vero terrorista sia un regime che usa armi ad effetti indiscriminati nel tentativo di prosciugare l’acqua dove nuotano i pesci, vale a dire i guerriglieri delle forze di autodifesa kurda. Si tratta di una vera e propria ossessione per il governo di Ankara, il quale ha abbandonato ingiustificatamente i negoziati di pace con il Pkk in corso da anni e che avrebbero finalmente condotto turchi e kurdi all’agognata meta della pace.

Erdogan, preoccupato per il prestigio internazionale e il controllo territoriale conseguiti dai kurdi della Rojava, che hanno sconfitto l’Isis, sta facendo ricorso a ogni mezzo contenuto nel suo ben dotato arsenale repressivo pur di annientare la resistenza dei Kurdi e della sinistra turca. Giornalisti prestigiosi, come il direttore di Cumhuryet, uno dei principali quotidiani del Paese, rischiano l’ergastolo per avere denunciato le connivenze tra Erdogan e l’Isis. Nel Paese sono stati compiuti una serie di attentati dalla crescente distruttività, a Diyarbakir (di questo sono stato testimone oculare), Suruç, Ankara e da ultimo Istanbul. Le responsabilità di Erdogan a tale proposito, anche nell’ultimo degli attentati menzionati, che ha provocato la morte di vari turisti tedeschi, sono state evidenziate da Noam Chomsky, il quale, in una lettera al Guardian ha chiesto la fine della repressione contro i kurdi e l’invio nella zona di osservatori internazionali. Sono stati intimiditi e repressi anche gli accademici turchi che hanno chiesto la cessazione della repressione.

Quello che realmente scandalizza è però in ultima analisi l’atteggiamento dell’Unione europea, ribadito dalla solidarietà manifestata ad Erdogan dalla Merkel nella sua recente visita in Turchia. Questa Europa, terrorizzata dall’afflusso dei profughi provocato dalle sue stesse politiche irresponsabili e in taluni casi criminali, delega al governo turco la gestione delle proprie frontiere e chiude entrambi gli occhi di fronte a violazioni gravissime. Come in casi analoghi, tra cui quello del generale Sisi che si è reso di recente colpevole dell’assassinio di un nostro valoroso concittadino, Giulio Regeni, torturato a morte al Cairo, questa Europa sotterra i principi che dovrebbero essere a suo fondamento civile e giuridico, come la tutela dei diritti umani, della pace e dello Stato di diritto. Un’Europa basata solo su meschini interessi di parte, pronta a estendere attestati di amicizia e stima a torturatori e massacratori e che, anche per questo, non sembra certa destinata a lunga e prospera vita.