image1La filosofia dei Genesis, l’ultimo libro di una delle più importanti penne del rock prog italiane, Donato Zoppo, è il tassello mancante nel mosaico della seppur sterminata bibliografia esistente sulla storica band inglese. Tra le varie, innumerevoli qualità del libro vi è infatti quella di cogliere i Genesis nel cuore del loro concept esistenziale, quella dimensione scenografica, fantascientifica, a tratti surreale che la band fondata da Peter Gabriel ha saputo trattare organicamente e quale elemento imprescindibile delle proprie live performance.

Il ritratto che l’autore del libro, nonostante le ridotte dimensioni dello stesso (un saggio breve di appena 112 pagine, bibliografia compresa) riesce abbastanza esaustivamente a tratteggiare, parte inevitabilmente dal contesto storico-musicale inglese della seconda metà degli anni Sessanta, da quella incessante frenesia creativa e organizzativa (decine, centinaia di eventi, spettacoli, grandi manifestazioni del periodo che aprì i battenti alla psichedelia e al rock progressive, al punk e al glam rock) che vide protagonisti illustri e band incubatrici di futuri, eccezionali talenti solisti. Band incubatrice per antonomasia furono proprio i Genesis, un collettivo musicale capace, tra defezioni, abbandoni e ricongiungimenti vari, di lanciare le strepitose carriere soliste di due personalità tanto eclettiche quanto accentratrici: Peter Gabriel e Phil Collins. Il primo abbandonerà la band sul finire del tour de “l’album migliore che abbiamo mai realizzato”, come afferma il batterista della band di Godalming, The lamb lies down on Broadway (1974): “A fronte della mole di musica creata, i Genesis optano per un doppio album – racconta Zoppo nel suo volume -: la lunghezza idonea per raccontare nel dettaglio una storia, anche se nello spazio di quattro facciate alcuni brani avranno mera funzione riempitiva”. Una creazione gabrielliana, che per questo lavoro guarda a due grandi punti di riferimento: “(…) il primo è il musical – ricorda ancora Donato Zoppo -, con uno dei titoli più popolari: West siede story. (…)

Il secondo richiamo è letterario, ovvero The Pilgrim’s Progress di John Bunyan, romanzo allegorico del 1678 che stimola Peter a un itinerarium mentis in deum”. E non solo, perchè quella di Gabriel è una curiosità che va ben oltre gli orizzonti letterari e musicali classici, affacciandosi a lavori cinematografici come El Topo di Alejandro Jodorowsky, autore al quale il fondatore dei Genesis chiederà poi di collaborare nella scrittura di una sceneggiatura: “Al cammino gnostico in cinema e letteratura che incuriosisce Gabriel, si aggiungono le letture junghiane sugli archetipi, l’inconscio collettivo, il mito, le tradizioni e le comparazioni religiose, il viaggio dell’eroe, che gli forniscono materiale utile per una trama dal potente vigore visivo, derivato dal surrealismo alla Jodorowsky: teatro musicale sciamanico”.

Un abbandono, quello di Gabriel, vissuto diversamente dai vari componenti della band, da alcuni come un forte sollievo (personalità troppo ingombrante e impositiva quella dell’autore, tra gli altri, del fortunatissimo So, 1986), da altri, come Rutherford, l’anima chitarristica e bassistica del gruppo, come grande fonte di dispiacere. Ed è ben noto come a imporsi, a quel punto, fu la personalità di Collins (padre segreto, se visto ai tempi di The lamb lies down on Broadway, del presidente Pd Matteo Orfini), nuova voce dei Genesis nonché curioso osservatore della nuova scena musicale che stava in quel momento storico prendendo piede: il punk.

Molte furono le band falcidiate dagli isterici e violenti colpi della nuova musica britannica tanto legata all’irruzione dei Sex Pistols, a tal punto che a beneficiarne furono gli stessi Genesis, che si videro praticamente dimezzata la concorrenza. Una band sempre a metà strada tra la forma-canzone standard e le interminabili sessioni musicali di brani lunghi anche dieci e più minuti (pezzi come Supper’s ready, The musical box, The cinema show, ecc.), ma consacratasi agli occhi del grande pubblico, e specie di quello femminile, col brano, tratto dall’album And Then There Were Three (1978), Follow you, follow me, che di fatto raddoppia il pubblico di Collins e soci. Un viaggio, quello che propone Donato Zoppo nel suo La filosofia dei Genesis, che oltre a restituirci la storica band inglese sotto una nuova, più profonda, più illuminante luce, contestualizza il tutto all’interno dei cambiamenti musicali, teatrali, artistici del tempo che fu dei Warhol e dei Bowie, dei Reed e dei Zappa, dunque, infine e fin da principio, dei Genesis.

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