Non fosse una cosa maledettamente seria, verrebbe da sorridere nel leggere della guerra aperta dichiarata dal commissario Francesco Paolo Tronca agli affitti irrisori con i quali il comune di Roma ha concesso in locazione i propri immobili.  Case di pregio e in zone centrali regalate a pochi euro al mese anche a gente altolocata che tranquillamente potrebbe permettersi di pagare canoni di mercato a un ente locale disastrato e sull’orlo del dissesto finanziario.

Viene da sorridere perché è una storia vecchia di decenni, che tutti conoscono nella capitale. A cominciare da chi l’ha amministrata chiudendo gli occhi sul problema o non riuscendo comunque a portare l’affondo agli sprechi milionari che del Campidoglio fanno ormai una autentica banda del buco.

Modestamente, noi de ilfattoquotidiano.it questo scandalo lo avevamo ricordato mesi fa. Avevamo ricordato e documentato non solo gli affitti irrisori di appartamenti e case, ma anche quelli degli impianti sportivi, che il Campidoglio continua  per esempio a concedere alla federazione di atletica per i suoi eventi sponsorizzati “senza un solo euro per il Comune” (come denunciava il consigliere Daniele Frongia, del Movimento 5 Stelle). Per non parlare degli altri riguardanti ambasciate e sedi diplomatiche praticamente regalate al grazioso prezzo di 4, dicasi quattro euro al mese.

E’ passato quasi un anno dai nostri primi articoli. Nessuno ha mosso foglia. Nulla ha fatto la politica, in Campidoglio asfissiata da Mafia Capitale e più presa nella guerra all’ex sindaco Ignazio Marino. E nulla, diciamo la verità, ha fatto il sistema di informazione con giornali e tv straordinariamente distratte di fronte a questo scandalo epocale, esempio da manuale di sprechi e mala amministrazione.

Ben venga dunque l’offensiva del commissario Tronca contro il mare degli sprechi comunali. Anche perchè in ballo ci sono cifre da capogiro: almeno 1 miliardo avevamo quantificato in un altro articolo. Una massa di denaro enorme e che potrebbe tranquillamente rimettere in sesto i conti municipali. Solo che ci vorrà molta energia e molto tempo per recuperare queste risorse. E tra qualche mese a Roma ci saranno nuove elezioni. Con un nuovo sindaco e con nuovi consiglieri. Che, se non cambieranno davvero verso, a differenza di un funzionario come Tronca difficilmente si riveleranno disponibili alla guerra aperta necessaria per cacciare da quegli immobili la massa di clienti che il sottogoverno capitolino vi ha insediato in cambio di voti e facili consensi.

C’è poco da essere ottimisti, dunque, guardando i precedenti. Anche se la speranza che la politica possa fare per una volta il proprio mestiere è dura a morire. E coltivarla, anche nell’attesa dell’ennesima delusione, non costa niente. Anche a Roma. Soprattutto a Roma.