tribunale 675

Sono trascorsi tre mesi dall’autorizzazione all’estradizione emessa dai giudici brasiliani dell’ex super latitante Pasquale Scotti ma dall’Italia non si muove foglia. Al ministero della Giustizia si batte la fiacca. Il 26 maggio 2015 dopo una latitanza durata 31 anni viene pizzicato ‘casulamente’ dalla Squadra mobile di Napoli a Recife in Brasile Pasquale Scotti, storico capo della Nuova Camorra Organizzata cutoliana e ultimo custode dei segreti inconfessabili che ruotano attorno alla trattativa Stato-camorra-brigate rosse per la liberazione negli anni Ottanta dell’assessore campano Dc Ciro Cirillo e più che altro del finto suicidio del banchiere Roberto Calvi.

Un arresto clamoroso e inaspettato narrato con un’epica storica ma che lascia molti dubbi e perplessità. Nei tre decenni di caccia senza frontiere alla primula rossa della camorra si sono succeduti gruppi speciali di investigatori partenopei sempre a un passo dalla cattura di Scotti ma ‘casualmente’ le operazioni si concludevano sempre con un nulla di fatto.

Vicini, vicini a stringere le manette e la strana sensazione di percepire la presenza di non identificate entità, angeli custodi che negli anni hanno vegliato su Pasqualino Scotti. Non è solo un sospetto ormai emerge con chiarezza: pezzi deviati dello Stato hanno protetto boss, killer, faccendieri con un piede nei palazzi del potere e l’altro nei covi della malavita per utilizzarli in missioni sporche. Rapporti riservatissimi della Dia parlano nero su bianco “del reclutamento di camorristi nel servizio militare negli anni Ottanta”.

Sono tessere da mettere insieme con meticolosità, un puzzle da ricostruire con pazienza collezionando impercettibili dettagli. E nel corso della presentazione del libro “Il Camorrista fantasma – le mille vite del super latitante Pasquale Scotti” scritto da Enzo Musella, Gaetano Pragliola, Gianmaria Roberti e Luigi De Stefano per Iupper Edizioni avvenuta il 22 gennaio 2016 al Pan di Napoli pungolato da una domanda l’ex presidente del Tribunale di Napoli Carlo Alemi e all’epoca dei fatti giudice istruttore dell’inchiesta sul rapimento di Cirillo con un sussurro, dice: “Pasquale Scotti ha vissuto protetto da servizi segreti come protetti sono stati Vincenzo Casillo, (aveva un tesserino dei servizi segreti- ucciso il 29 gennaio 1983 con un’autobomba a Roma a poca distanza dalla sede del Sismi) e Corrado Iacolare (considerato un falso agente, arrestato, estradato in Italia dall’Uruguay negli anni Novanta ma rispedito di nuovo nel paese sud americano per un difetto della pratica di estradizione dove vi è morto lo scorso luglio).

La stessa circostanza dell’evasione e della rocambolesca fuga di Pasquale Scotti il 25 dicembre 1984 dall’ ospedale civile di Caserta dov’era detenuto e in custodia ai carabinieri è avvolta da una cortina di mistero. E’ Scotti che clamorosamente, forse per dare un segnale, svela per interposte persone “C’era un piano preciso per farmi evadere. Furono i carabinieri ad aiutarmi”. Anche su questo punto il giudice Alemi è chiaro e di poche parole: “Certo si doveva indagare su quella strana fuga. La competenza territoriale non era dei giudici di Napoli ma di Caserta. Non aggiungo altro”. Di recente Carlo Calvi, il figlio del banchiere, il 17 dicembre 2015, nel corso di un’intervista parlando di Scotti dice tra l’altro: “Il suo arresto è rilevante.

Si tratta di una persona che riporta a frequentazioni e numerosi riferimenti ben precisi di mio padre con l’onorevole Dc Flaminio Piccoli e il ruolo di Francesco Pazienza che è inscindibile dalla frequentazione con la camorra”. C’è più di una sensazione: Pasquale Scotti prima o poi doveva essere arrestato. Non un incidente di percorso insomma ma il prosieguo di una strategia di ‘mettere le cose al posto giusto’. Sulla permanenza di Scotti ininterrottamente a Recife in Brasile non si sa praticamente nulla.

L’unica certezza è che Scotti non ha vissuto per 31 anni nella città brasiliana come invece altri vogliono far credere. Il 21 ottobre 2015, il Supremo Tribunal Federal brasiliano, ha deciso di estradarlo in Italia. I giudici brasiliani hanno stabilito che non c’è persecuzione politica e quindi Francisco De Castro Visconti, la falsa identità di Scotti a Recife, dovrà far ritorno in Italia e scontare gli anni di carcere. A distanza di tre mesi il Governo italiano non ha inviato la documentazione per completare l’iter dell’estradizione e quindi mettere alla firma del presidente del Brasile il provvedimento come prevede la costituzione del paese ospitante.

Perchè questo ritardo ? Perchè le pratiche si sono bloccate inspiegabilmente? Cosa accade in via Arenula? Si vuole ottenere una scarcerazione? Sono le domande che si sono posti una pattuglia di parlamentari del Movimento 5 Stelle capitanati da Riccardo Nuti che in una interrogazione rivolta al presidente del Consiglio Renzi e al Ministro Orlando hanno chiesto di far luce sul mistero dell’estradizione di Scotti e di cosa intendano fare una volta che il detenuto ritorna in Italia per proteggerlo. Le verità sul recente passato che custodisce Scotti fanno paura a tanti.

La stessa vita dell’ex super latitante e dei suoi congiunti potrebbe essere in pericolo. Tutti coloro che hanno orbitato attorno alle vicende legate al rapimento di Cirillo e dell’omicidio di Calvi sono passati ad altra vita: autobombe, omicidi cruenti, strani incidenti, finti suicidi. Ora tocca al ministro di Giustizia rispondere e questa volta lo deve fare per iscritto.