Arriva al cinema dai sobborghi parigini Una volta nella vita, e in Italia esce oggi nella Giornata della Memoria. La storia dell’ex-liceale Amhed Dramé è diventata sceneggiatura, poi un film corale e un romanzo autobiografico che omaggiano la diversità religiosa con la scoperta della Shoah tra le mura scolastiche da parte di un gruppo di adolescenti di fede musulmana

Les Hériters, titolo originale di Una volta nella vita, significa “gli eredi”. Eredi di un passato recente che riguarda l’umanità e i suoi confini sventrati dalla brutalità ma che nel ricordo della Shoah custodiscono il sempre rinnovato sentimento del Rispetto. Eredi sono i giovani che non sanno e che scoprono quel passato per la prima volta. E sono, a sorpresa, nel nostro caso, gli alunni indisciplinati del liceo di Créteil, banlieu a est di Parigi, coinvolti dalla nuova insegnante di storia nella partecipazione a un concorso scolastico nazionale sull’Olocausto.

La nota originale sta nelle diverse etnie dei ragazzi, ma soprattutto nel loro essere quasi tutti musulmani, quindi pressoché disinformati su quei fatti. Così tra esuberanze adolescenziali, mura scolastiche, ritrosie e curiosità ha inizio un percorso che cambierà ogni cosa e percezione.
Nel 2009 Amhed Dramé faceva parte di quella classe, musulmano di origine africana e apparentemente destinato a una scuola tecnica pur con una media sufficiente all’obiettivo liceo. Dovette lottare insieme a sua madre contro la direzione scolastica per vedere riconosciuto il proprio diritto allo studio. Dopo l’incontro con la professoressa Anne Anglés e l’esperienza del Concorso Nazionale della Resistenza e della Deportazione il ragazzo è cresciuto studiando da attore, poi la scrittura di una sceneggiatura semi-biografica, l’incontro con la regista Marie-Castille Mention-Schaar, il film che interpreta come uno dei ragazzi e un romanzo in prima persona sulla sua vicenda personale. Una volta nella vitaEredi di un’umanità da proteggere, edito da Vallardi, esce insieme al film ma espande la storia anche fuori dall’edificio scolastico. Il film invece, esplorando le reazioni di una classe alla progressiva conoscenza della tragedia che fu, si concentra principalmente tra aule, corridoi e un incontro che si rivelerà fondamentale.

“Ci sono stati momenti di scoraggiamento”. Ha affermato l’attore/autore Dramé, ricordando la preparazione al concorso. “La professoressa era arrivata a dire che pensava di essersi sbagliata sul nostro conto. Ci rimproveravamo l’un l’altro di rubarci le idee, non riuscivamo a capire che lavoravamo per lo stesso obiettivo. La svolta è stata l’incontro con Léon Zyguel, quando ci ha raccontato la sua vita nei campi e il suo arresto quando aveva la nostra età. C’è davvero stato un prima e un dopo Léon”. Alla testimonianza del nuovo enfant prodige del cinema francese ha fatto eco la regista coinvolgendo Zyguel sul set. “Abbiamo fatto una sola ripresa ed è stata l’unica scena girata quel giorno. Ai miei attori ho dato solo un’indicazione: per una volta dimenticatevi che stiamo girando un film, ascoltate Léon e partite per compiere questo viaggio nella sua memoria. E Léon ha parlato con loro esattamente come fa di solito davanti alle vere classi”.

Con una Ariane Ascaride di carisma a interpretare la professoressa, Un volta nella vita è una fortunata alchimia tra storia vera, Memoria, buona scrittura e fruttuosa partecipazione di tutto il cast. Traspone bene non solo la visione formativa sul tema della Shoah, ma il pregiudizio strisciante ancora presente anche in un evoluto sistema multiculturale come quello francese. L’esuberanza dei ragazzi è la materia basica con la quale Mention-Schaar ordisce una regia sobria e realista ma palpitante, e, miglior cosa, né melensa né lacrimevole. Insomma, uno di quei film che dovrebbero essere proiettati nelle scuole.