Sono 219 su 87.504, lo 0,25%, i soci di Veneto Banca che hanno esercitato il diritto di recesso al momento della trasformazione dell’istituto in società per azioni. Ma il loro legittimo recesso rimane del tutto teorico: la banca guidata da Cristiano Carrus, avendo un deficit di capitale, ha infatti stabilito (come consente il decreto sulle banche popolari varato l’anno scorso dal governo) che per ora non riacquisterà i titoli. Gli azionisti che puntavano a riavere almeno una parte dei soldi investiti dovranno quindi attendere l’aumento di capitale e la quotazione in Borsa. Ma intanto il controvalore delle azioni della banca è stato fissato in 7,3 euro l’una, l’81% in meno rispetto al valore attribuito al titolo dal consiglio di amministrazione e approvato dall’assemblea nel 2014.

In questo quadro il presidente Pierluigi Bolla ha sostenuto che “dall’esito dell’esercizio del diritto di recesso emerge una sostanziale compattezza dei nostri soci, a conferma della fiducia nei confronti del nostro istituto e del percorso di risanamento e rilancio intrapreso con nuovo impulso dal Consiglio di Amministrazione negli ultimi mesi”.

Complessivamente le azioni oggetto di recesso, riferisce l’istituto di credito, sono 2.017.248 e corrispondono all’1,62% dell’attuale capitale sociale. Il controvalore complessivo dell’esercizio di recesso, al valore di 7,3 euro per azione, risulta pari a 14,7 milioni. La banca ha spiegato che le azioni oggetto di recesso saranno prima offerte in opzione ai possessori di azioni Veneto Banca che non abbiano esercitato il diritto di recesso, “in proporzione al numero di azioni Veneto Banca da essi possedute”, e poi a terzi al valore di liquidazione.