sanità 675

Nel maggio del 2009 organizzai per l’Associazione Luca Coscioni un convegno sui problemi della Sanità in Italia. Nelle loro relazioni di base due nostri dirigenti, Marcello Crivellini e Fabrizio Starace sostennero che per ridare efficienza ed economicità al Servizio Sanitario Nazionale era necessario, innanzitutto, dar vita ad una griglia tassativa di criteri per le nomine dei dirigenti apicali di Asl e Ospedali . L’altra grande cause di sprechi e costi eccessivi della sanità è la mancanza di una centrale unica per gli acquisti, per porre riparo alla inaccettabile e spesso abissale differenza di costi, per uno stesso bene, fra regioni virtuose e regioni “viziose”.

Queste, in estrema sintesi, le loro analisi e proposte :

1. la logica spartitoria e di potere delle vecchie Partecipazioni Statali si è trasferita nella grande torta sanitaria che vale oggi (*) oltre il 9% del PIL (poco meno di 150miliardi di euro l’anno);

2. il problema italiano non è spendere di più in Sanità: la nostra spesa rispetta la media di quella dei paesi OECD;

3. esistono quanto meno due sistemi sanitari: uno (di buon livello) nelle regioni del Nord-Centro e uno (di livello pessimo) nelle regioni del Sud-Centro. In alcune regioni la sanità è talmente inefficiente da costituire un problema per la salute, per la legalità e le istituzioni; in tali regioni le vere sedi di partito e di potere sul territorio sono le Asl e le Aziende Ospedaliere;

4. se tutte le regioni si fossero posizionate sulla frontiera di spesa efficiente, nel 2008 la spesa sanitaria totale sarebbe stata, anziché di 106 miliardi, di 94, con 12 miliardi di risparmio (dati 2009);

5. la vera riforma consiste nel creare un sistema trasparente e indipendente di valutazione sulla gestione e sull’efficacia dei servizi e renderne i risultati facilmente controllabili, disponibili e usabili dai cittadini.

I quattro livelli cui estendere il metodo della trasparenza ed accessibilità delle informazioni sono:

Livello Manageriale

– Creazione di un albo nazionale dei candidati a tutti gli incarichi apicali, con precisazione dei criteri di professionalità ed accessibilità pubblica dei curricula. Trasparenza sugli obiettivi di mandato e sui risultati conseguiti.

Livello Dirigenziale

– Pubblicazione, sui siti delle ASL e AO, dei nominativi dei dirigenti apicali, dei rispettivi curricula, delle informazioni su eventuali conflitti di interesse (es.: incarichi di consulenza retribuiti da Aziende Farmaceutiche) e sulle attività di formazione ed aggiornamento. Trasparenza sugli obiettivi di mandato e sui risultati conseguiti.

Livello delle Politiche Sanitarie e degli esiti di salute nella popolazione servita

– Piano Sanitario Nazionale e Piani Sanitari Regionali con obiettivi quantificabili, adeguatamente finanziati e scadenzati, con meccanismi di incentivi e penalizzazioni. Valutazione degli esiti di salute nella popolazione servita (es.: sistema di monitoraggio Regione Toscana)

Livello del singolo cittadino

– Azioni informative diffuse sulla reale efficacia degli interventi preventivi, diagnostici, terapeutici (es. farmaci per la demenza)

Al convegno parteciparono il ministro della Sanità Fazio e i Presidenti delle Commissioni Sanità del Senato (Ignazio Marino) e della Camera (Giuseppe Palumbo) e rappresentanti delle Regioni. Tutti concordarono con entusiasmo con le proposte dei relatori e si impegnarono a recepirle nella normativa che regge il Servizio Sanitario Nazionale.

Oggi, a distanza di quasi sette anni, nulla è mutato (secondo l’agenzia “Public Policy” uno dei decreti attuativi della “riforma Madia” prevede un Albo unico nazionale per i DG di ASL e Ospedali, le cui nomine non saranno più di esclusiva competenza delle Regioni ma saranno vagliate da una commissione mista di esperti, statali e regionali. Aspettiamo di saperne di più e di vedere se e quando sarà approvato).

Di tanto in tanto apprendiamo di vicende sconcertanti, come quella della onorevole Nunzia De Girolamo, che per decidere i nomi dei nuovi dirigenti della Asl di Benevento convocava i suoi “fedelissimi” in una masseria. Ma possiamo immaginare facilmente quanti portaborse e amici degli amici sono ai vertici del Ssn e mal gestiscono (quando non se ne appropriano) gli oltre 100 miliardi che pesano, attraverso le tasse, sui cittadini.

Non avendo fiducia nei politici che a vario titolo gestiscono la Sanità, mi rivolgo ai giornalisti specializzati: perché non fare, partendo dalle Regioni della malasanità, una inchiesta (almeno “a campione”) così da mettere al corrente della realtà l’opinione pubblica e costringere i responsabili politici del sistema ad intervenire?

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