Basta psicofarmaci, sedativi e antidepressivi, niente più pillole o punture. Presto sarà possibile curare tanti disturbi che ci affliggono in modo molto meno invasivo, ovvero con dei profumi da sniffare semplicemente tirando su con il naso o con i quali inondare le nostre camere da letto o riempire le nostre vasche da bagno. Ne è convinto il professor Charles Claudianos, genetista e ricercatore in genetica molecolare della Monash University di Melbourne, la più grande università australiana e tra le migliori al mondo, e lo ha voluto dimostrare con una ricerca.

Del resto dei cinque sensi l’olfatto è forse quello preso meno in considerazione, almeno per la razza umana, eppure è importantissimo nonché responsabile dei nostri pensieri e comportamenti. Non parliamo soltanto della sua ovvia funzione di allarme, come quando percepiamo puzza di bruciato e riusciamo a metterci in salvo da un incendio o come quando annusando un cibo siamo colpiti da un disgustoso fetore, per cui invece di ingerirlo e farci venire un’intossicazione alimentare, lo gettiamo via. Ci riferiamo piuttosto a quegli odori nei quali spesso il nostro naso si imbatte per caso e che ci riportano a un determinato avvenimento del nostro passato, qualcosa che è più di un ricordo, piuttosto un rivivere un evento così importante per noi che lo abbiamo fissato nella memoria anche con il suo “aroma”. E la cosa interessante è che questi déjà vu olfattivi possono influenzare il nostro comportamento attuale.

Il professor Claudianos ha diretto e condotto la sua ricerca usando delle cavie molto particolari: le api. E chi mai avrebbe immaginato che proprio come i cani del celebre esperimento di Pavlov,  anche loro possono rispondere a un riflesso condizionato tirando fuori… la lingua? Centinaia di api da miele sono state esposte a differenti odori evidenziando come, ad esempio, si calmavano con la lavanda mentre con il profumo di altri fiori attivavano la zona cerebrale adibita alla memoria: così associando un determinato odore a uno sciroppo dolce, gentilmente offerto alle api subito dopo che avevo sniffato quel profumo, gli scienziati sono riusciti a condizionarle in modo che tirassero fuori la lingua ogni volta che veniva loro riproposto quell’odore specifico, e soltanto quello.

La ricerca, pubblicata sulla rivista online Nature Communications, conferma quindi che gli odori sono importanti per formare i nostri ricordi, ed è per questo che spesso chi è affetto da demenza perde anche l’olfatto, ma dimostra anche “con una prima evidenza significativa, che vi è del credito nell’aromaterapia – conclude Claudianos – e capire come funzionano questi inneschi molecolari nel cervello sarà  di grande aiuto nella cura della perdita della memoria attraverso dei meccanismi che la mantengono attiva”.