E’ lunedì e il peso di una settimana di lavoro è insormontabile? Probabile che stiate vivendo anche voi il vostro Blue Monday. Non bastano i cambiamenti climatici che portano sole a picco quando dovrebbero esserci nubi, neve e bufere. Perché il terzo lunedì di gennaio da almeno undici anni è, ufficiosamente, il giorno più deprimente dell’anno. Gli anglosassoni lo hanno battezzato Blue Monday, come la canzone dei New Order, e ogni anno lo celebrano con consigli e suggerimenti per allontanarne il nefasto alone di tristezza e pena. L’origine di quella che nel Regno Unito è diventata un’autentica ricorrenza nazionale, quasi da ufficialità da calendario, è stata inventata da un professore universitario, tal Cliff Arnall, e resa pubblica in un comunicato stampa da Sky Travel, dopo un attenta e lunga equazione in cui sono state utilizzate otto variabili: il viaggio; i ritardi; il tempo dedicato alle attività culturali; il tempo per il relax; il tempo usato per dormire; il tempo trascorso in uno stato di stress; il tempo impiegato per preparare i bagagli; il tempo trascorso per prepararsi ad uscire di casa in generale.

Variabili impossibili da quantificare per un calcolo pseudo-matematico immediatamente sbertucciato dagli scienziati. In effetti la cronaca del 2005 riporta la lontanissima, se non addirittura posticcia, filiazione alla Cardiff University da parte di Arnall; ma soprattutto l’origine di questo folle calcolo risalirebbe ad una richiesta commerciale per il canale tematico sui viaggi di Sky. Ma tant’è: da quel gennaio 2005 l’ipotesi Blue Monday ha continuato ad autoalimentarsi sia sul web, poi ripetutamente riportata dai giornali cercando di smentire ufficialmente la bufala, infine dai social. Arnall, tra l’altro, nel 2009 è riapparso sui media per modificare in modo abbastanza drastico le variabili dell’equazione incriminata.

Al posto del tempo da dedicare ai bagagli e per dormire ci sono: il tempo (in generale); la quantità dei debiti economici accumulati; lo stipendio mensile; la quantità di tempo passata dal Natale; la quantità di tempo passata dai buoni propositi per il nuovo anno; i bassi livelli motivazionali; la necessità di agire. Un coro di critiche gli è caduto nuovamente addosso da tutto il mondo accademico, ma la ‘maledizione’ Blue Monday invece di fermarsi ha continuato ad amplificarsi. A nulla hanno potuto la razionalità e il supporto qualificato di scienziati, matematici e neuropsichiatri. Il dottor Dean Burnett, uno dei più acerrimi critici di Arnell e dalla sua equazione, nel 2012 ha gettato la spugna dopo anni di tentativi per spiegare in tv e sui giornali come questa teoria fosse una sciocchezza. Il docente, questo sì di un master della Cardiff University (Arnall aveva invece insegnato solo in alcuni corsi serali di psicologia legati al centro di educazione degli adulti dell’università gallese ndr), ha provato a spiegarlo in tutti i modi, perfino con performance da stand up comedian e con un blog, ma ha dovuto lasciar perdere. Nel 2012 in un editoriale pubblicato dal Guardian, dove ripercorre la sua vicenda, è paradossalmente ricorso ad una battuta su se stesso: “il terzo lunedì di gennaio è diventato fonte di umiliazione e depressione anche per me, è il mio Blue Monday”.

Solida, anzi marmorea, la tradizione nefasta del Blue Monday riappare anche quest’anno è i tabloid inglesi si sono prodigati nel solito lungo elenco su come aggirare e provare a sopravvivere a questa giornata deprimente: fare molto sport e movimento fisico; sfruttare al massimo ogni raggio di sole; essere grati al prossimo ed altruisti; ridere molto. “A quanto pare questa tristezza deriva dalla combinazione di più fattori: si è stufi dell’inverno, si iniziano a sentire le conseguenze delle spese effettuate a Natale sul portafogli e si percepisce maggiormente la stanchezza del rientro al lavoro dopo le vacanze. Anche se tutto ciò può sembrarvi pseudoscienza, non è forse vero che a gennaio abbiamo tutti l’impressione di trascinarci al lavorare ogni singolo lunedì?”, ha spiegato la Paula Jarzabkowski, professoressa di Management presso la Cass Business School di Londra. “In realtà, una nuova ricerca dimostra che andare a lavorare può essere più divertente di quanto si pensi. In uno studio etnografico della durata di due anni focalizzato su un grande cambiamento in una ditta di telecomunicazioni, abbiamo scoperto che le riunioni di lavoro sono in genere piene di risate; in ogni riunione almeno due persone, e spesso tutti, si mettono a ridere in media 13 volte, e più della metà di queste risate sono causate da discorsi su specifici problemi legati al posto di lavoro”. Ognuno si aggrappa a ciò che può nel delirante e deprimente Blue Monday. A proposito: ufficialmente esiste  pure il giorno più felice dell’anno. Guarda caso l’ha calcolato sempre Arnall, su commissione della Wall’s Ice Cream, e ogni anno dal 2005 si sa che è caduto sempre tra il 24 e 21 giugno, appena dopo il solstizio d’estate.