Non si litiga solo a Bologna per la scelta dei candidati del Movimento 5 stelle, alle prossime amministrative. Tra pochi mesi si voterà anche nella vicina Ravenna, e proprio qui, tra i 5 stelle, l’aria è carica di nervosismo, tra accuse, diffide legali, e vere e proprie spaccature. Tanto che l’assemblea settimanale di lunedì 11 gennaio, convocata come momento di confronto tra le due diverse fazioni del gruppo, è partita male, anzi malissimo, con l’intervento dei Carabinieri. Prima ancora che iniziasse il dibattito, infatti, alcuni attivisti hanno voluto interpellare le forze dell’ordine, perché contrari a firmare una liberatori all’entrata.

Il tutto è documentato in un video online, insieme al resto della serata, battibecchi compresi. Immagini che spiegano bene il clima che si respira nel Movimento di Ravenna. A richiedere la presenza dei Carabinieri sono stati i cosiddetti dissidenti, guidati dal consigliere comunale Francesca Santarella. Alla base del diverbio, la richiesta di registrarsi con nome e cognome all’ingresso della sala, e di firmare un modulo. Un passaggio, hanno spiegato gli organizzatori, puramente formale, legato agli obblighi di legge per la privacy (la riunione è stata videoregistrata). Ma la questione si è risolta solo con l’arrivo dei militari, visibilmente sorpresi dalla chiamata. A quel punto il gruppo dei contestatori si è arreso e ha dato l’ok alla registrazione.

La serata poi è andata avanti con i vari interventi e con un confronto, tutt’altro che sereno, tra le diverse anime del gruppo. Per il momento il Movimento 5 stelle di Ravenna, infatti, appare diviso. E non c’è ancora alcuna certezza sul candidato sindaco e sulla lista in corsa per le prossime amministrative. A metà dicembre, in assemblea, era stata eletta come candidata sindaco Michela Guerra, avvocato di 43 anni, considerata vicina all’attuale consigliere comunale Pietro Vandini. Guerra era stata scelta attraverso il voto degli attivisti, e preferita ad altri due candidati, Fabrizio Martelli e Fausto Geminiani. Pochi giorni fa, però, un’altra eletta in Comune, Francesca Santarella (assente durante la votazione di Guerra), da sempre in rotta di collisione con Vandini, ha rivelato di aver formato una propria lista e di averla presentata allo staff di Milano, per ottenere la certificazione.

Dunque l’ultima parola spetta ai vertici. Nell’attesa, lunedì 11 gennaio Santarella si è presentata in assemblea per chiarire i motivi che l’hanno spinta a promuovere una seconda lista. E ha accusato Vandini di averla tagliata fuori dalle discussioni per la scelta dei candidati: “Abbiamo saputo di riunioni svolte in completa segretezza”. Critiche respinte da Vandini. “Le decisioni sono sempre state prese qui dentro” ha detto il consigliere, puntando il dito contro Santarella. “Hai sempre partecipato in assemblea, ma sei sempre rimasta in minoranza. E quando tu e il suo gruppo vi siete resi contro che le cose non vi andavano più bene, avete fatto una lista segreta, nel modo più sporco possibile”.

Ma non è tutto. A inizio anno, la candidata Guerra aveva fatto partire una diffida, scritta dai suoi avvocati, nel confronti di un gruppo di attivisti del Movimento. Era stufa, aveva spiegato alla stampa locale, delle accuse di conflitto d’interessi mosse da alcuni 5 stelle. “Trovo paradossale – aveva spiegato sulla sua pagina Facebook – che si parli di un presunto conflitto d’interessi (inesistente sia nella forma che nella sostanza, a volere approfondire un pochino la normativa in merito) perché, avendo improvvisamente perso mio padre, mi trovo a ereditare alcune azioni di una Clinica pubblica a gestione privata. Cosa che accade, tra l’altro, dopo la mia disponibilità alla candidatura”.

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