Giudicare i fatti di Colonia dall’Italia è come essere un portiere che giudica il fuorigioco nella metà campo avversaria. Per questo la sola cosa certa che so è che ancora una volta la donna è preda del maschio. Da molte parti leggo e sento dire che occorre inasprire leggi e libertà, quasi a scoprire per l’ennesima volta che il fatto si consuma per la prima volta, come se solo “ora” fosse ora di dire basta.
Inasprire le leggi può servire, ma avviene comunque a fatto compiuto. Non sento (quasi) mai dire che occorre farlo prima. Considerando come la cultura civile sia in caduta libera… possiamo al massimo tentare una limitazione del danno. Di quanto ho letto e sentito sui fatti di Capodanno, la definizione che più condivido l’ho sentita dire a un giovane musulmano maschio a La Radio ne parla su Radio1: “E’ in atto uno scontro tra maschilismi”. E’ tutto qui, in questa frase: la responsabilità è dei maschi, riguarda la cultura dei maschi e questa cultura  maschile ribadisce la donna come proprietà del maschio.
E’ un problema di culture (del maschio), ma anziché limitarle solo a vincoli legali vorrei si trasformassero in opportunità diffuse, investendo fortemente sul futuro, laddove futuri uomini e future donne attraversano una parte della loro vita determinante: la scuola. Governo, qualunque tu sia, investi sul futuro civile del Paese, fallo nella scuola, dedica molto moltissimo denaro a trasmettere che i diritti vanno conquistati attraverso il dovere di difenderli e rispettarli, che è inaccettabile la realtà scritta da Giulia Blasi: “In 43 anni che sto sul pianeta da femmina ho imparato una cosa: che io, in quanto femmina, non ho diritto a usare lo spazio come un uomo”.
Insomma, difendiamo la libertà prima che questi giovani siano adulti di cui pentirsi e noi vecchi colpevoli a caccia di alibi.
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