Dopo gli attentati del 13 novembre scorso, François Hollande annunciò, tra le misure da prendere per combattere il jihadismo, anche la “decadenza della nazionalità”: come dire, la possibilità di toglierla, sebbene solo ai francesi con la doppia nazionalità e condannati in via definitiva per fatti di terrorismo. Di sicuro non immaginava il putiferio che avrebbe scatenato: la questione sta avvelenando il dibattito politico, innanzitutto all’interno della maggioranza di sinistra. Ma sta scatenando polemiche perfino nel campo opposto, quello della destra, all’inizio positiva sull’iniziativa del presidente. Intanto i francesi (lo indicano i sondaggi), di destra o di sinistra, sono favorevoli a questa misura, giudicata accettabile, visti i tempi.

Di cosa si tratta – Subito dopo il 13 novembre, Hollande ha proclamato lo stato di emergenza, che concede, fra le altre cose, poteri speciali alla polizia. Applicate in maniera eccezionale, queste misure dovrebbero avere il via libera del Parlamento: deputati e senatori si riuniranno in una seduta congiunta tra il 4 e l’8 febbraio e proprio la possibilità di ricorrere allo stato di emergenza dovrebbe essere inserita nella Costituzione francese, al pari della decadenza della nazionalità nei casi già citati. Per queste modifiche costituzionali devono votare a favore almeno i tre quinti di tutti parlamentari. La decadenza della nazionalità comporta non solo la sottrazione dei diritti civili e politici ma rende la persona in tutto e per tutto uno straniero, con l’obbligo di un visto, quando ritornerà in libertà.

Dibattito a sinistra – Da subito voci critiche si sono sollevate nel Ps, il Partito socialista. Si va da Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, a Martine Aubry, anima della sinistra del partito, passando per due alleati fedeli del presidente, come Pierre Joxe e Julien Dray. L’accusa più ricorrente è quella di mettersi sullo stesso piano di un qualsiasi presidente di destra. E poi si punta il dito sul fatto che la misura si limiti a chi ha il doppio passaporto, sostanzialmente i figli degli immigrati coinvolti nei gruppi terroristici jihadisti: sono volate accuse di razzismo. E così, negli ultimi giorni, i vertici del Ps hanno proposto di allargare a tutti la possibilità di revocare la nazionalità, in modo “da preservare l’eguaglianza dei francesi dinanzi alla legge”, ha dichiarato Bruno Le Roux, capogruppo socialista all’Assemblea nazionale. Peccato che la controproposta abbia generato nuove critiche: che fine faranno queste persone? Diventeranno apolidi? E’ intervenuto anche il premier Manuel Valls, che si è detto contrario a questa soluzione. E, in un articolo pubblicato stamani dal Nouvel Observateur ha aggiunto: “La decadenza della nazionalità non arreca danno al diritto del suolo”, che in Francia riconosce la nazionalità a chiunque nasca nel Paese, “ma punta solo a colpire terroristi condannati per dei crimini, francesi che hanno fatto la scelta di colpire altri francesi”.

Dibattito a destra – Nelle file dei Repubblicani, il partito di destra, la proposta di Hollande al principio aveva generato plausi e consensi. Ma nelle scorse ore Sarkozy, presidente dei Repubblicani, ha proposto la revoca della nazionalità “non solo per i crimini ma anche per tutti i reati legati al terrorismo”: ad esempio, la partecipazione a una rete di reclutamento di giovani per combattere la jihad in Siria. Ebbene, a sua volta le parole di Sarkozy hanno determinato la riprovazione di diversi compagni di partito, come Rachida Dati. E’ una polemica senza fine, da qualsiasi punto di vista si affronti la questione.

Cosa ne pensano i francesi – Mentre i politici dibattono, i francesi dicono sostanzialmente sì a Hollande. Dall’ultimo sondaggio realizzato sul tema (a fine dicembre, dalla società Opinionway) è emerso che l’85% delle persone contattate appoggiavano il presidente su questa iniziativa (l’80% dei simpatizzanti socialisti). Va detto che, se fosse confermata la proposta iniziale, sarebbero rarissimi i casi di applicazione della nuova regola. Tanti politologi hanno sottolineato che si trattava di un “contentino” dato da Hollande all’elettorato più conservatore, che nel paese è storicamente dominante, di fronte all’avanzata del Front National. Non si immaginava quello che sarebbe successo.

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