Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha condannato “nei termini più forti” l’attacco sferrato il 2 gennaio scorso contro l’ambasciata di Riad a Teheran e contro il suo consolato a Mashad dopo l’esecuzione, da parte delle autorità saudite, di 47 detenuti, tra cui l’imam sciita Nimr al-Nimr. In un comunicato i 15 membri del Consiglio hanno espresso “profonda preoccupazione” e “chiesto alle autorità iraniane di proteggere i beni consolari e diplomatici, oltre al personale”. Il documento, messo a punto dopo ore di negoziati, non menziona l’esecuzione del leader sciita, né fa riferimento alla rottura delle relazioni tra Riad e Teheran, ma chiede alle parti “di continuare il dialogo e prendere misure per ridurre le tensioni nella regione”.

Teheran torna ad alzare la voce. L’Arabia saudita “non può coprire il suo crimine”, cioè l’aver messo a morte Al Nimr, tagliando i rapporti diplomatici con l’Iran, scrive il presidente iraniano Hassan Rohani sul suo sito. Ed “è naturale che ad un crimine contro i diritti islamici e umani vi sia una risposta dalla pubblica opinione”, ha detto Rohani, secondo Presstv, nel corso del suo incontro con il ministro degli Esteri danese Kristian Jensen.

Lunedì vi sono state per il terzo giorno di fila nuove manifestazioni in Iran contro l’esecuzione di al-Nimr, ma a Teheran solo quelle nel centro città erano autorizzate. Rohani aveva definito l’altro ieri “ingiustificabili” gli attacchi di “individui estremisti” all’ambasciata saudita e quelli contro il consolato a Mashad, chiedendo alla magistratura e al ministro dell’intelligence di identificare i responsabili.

L’Arabia Saudita e suoi alleati hanno fatto il vuoto attorno all’Iran. Riad ha rotto le relazioni con Teheran, non solo diplomatiche: il Paese ha infatti sospeso tutti i voli da e verso l’Iran, mettendo fine anche ai rapporti commerciali e vietando ai suoi cittadini di viaggiare nella Repubblica islamica. Il Bahrein ha annunciato di aver interrotto le relazioni con l’Iran dando 48 ore di tempo ai diplomatici iraniani per lasciare il Paese. Analoga l’intenzione espressa dagli Emirati Arabi Uniti mentre il Sudan ha deciso di espellere l’ambasciatore iraniano e di richiamare in patria il suo rappresentante diplomatico a Teheran, in solidarietà con l’Arabia Saudita. In ultimo anche il Kuwait ha annunciato di aver richiamato il suo ambasciatore dal Paese.