La più grande esecuzione di massa per reati legati al terrorismo dal 1980. Quarantasette persone, coinvolte secondo le autorità in una serie di attentati compiuti tra il 2003 e il 2006 e attribuiti ad Al Qaeda, sono state messe a morte in Arabia Saudita. Tra gli uccisi anche il religioso sciita Nimr al-Nimr, che era stato condannato a morte l’anno scorso per sedizione. Arrestato a luglio del 2012, era uno dei leader principali delle proteste sciite nella parte orientale del paese. Insieme all’imam, cui la pena capitale era stata inflitta lo scorso anno, sono stati giustiziati almeno altri 3 sciiti, tra cui Ali al-Rubh, che sarebbe stato minorenne al momento del reato. A annunciarlo è stato il ministero dell’Interno di Riad, che in una dichiarazione rilasciata alla tv di Stato ha elencato i nomi delle 47 vittime: per ciascuna di loro ne ha ricordato i crimini commessi.

La notizia ha provocato proteste in tutto il mondo sciita, In Iran una folla inferocita ha attaccato l’ambasciata saudita a Teheran: diversi giornalisti iraniani hanno pubblicato su Twitter foto e filmati in cui si vedono bombe incendiarie lanciate contro l’edificio, parzialmente in fiamme. Alcuni manifestanti sarebbero penetrati nella sede diplomatica per saccheggiarla, secondo le immagini.

Attaccato anche il consolato saudita della città di Mashaad, nel nord del Paese. Alcuni giornalisti iraniani hanno pubblicato su Twitter foto e filmati i cui si vedono alcuni dimostranti scalare la recinzione che protegge il consolato ed impossessarsi della bandiera saudita, mentre nell’edificio divampano le fiamme. Teheran e Riad hanno convocato i rispettivi ambasciatori per protestare.

Corpi esposti pubblicamente: è la pena più severa
In un primo momento nella lista delle vittime era stato incluso anche il nome di Ali Mohammed Baqir al-Nimr, giovane attivista nipote del leader religioso, condannato a morte per reati presumibilmente commessi all’età di 17 anni. In seguito la notizia è stata smentita. I corpi del leader religioso e degli altri 3 sciiti sauditi sono stati esposti pubblicamente, la pena più severa a disposizione dei giudici nel regno saudita, a maggioranza sunnita. Mohammed al-Nimr, fratello dell’imam e padre di Ali, ha chiesto che eventuali reazioni da parte della comunità sciita per la morte del leader religioso siano pacifiche e non sfocino in altre violenze: “Ci aspettavamo l’esecuzione, ma speravamo che la voce dei politici moderati avrebbe prevalso”, ha dichiarato Mohammed al-Nimr a Reuters. “Siamo rimasti scioccati da questa dura notizia. L’imam Nimr godeva di grande stima nella sua comunità e nella società musulmana in generale, e senza dubbio ci saranno reazioni alla sua morte – ha aggiunto – ci auguriamo che eventuali reazioni su limiteranno a un quadro pacifico”. “Basta spargimenti di sangue”, ha concluso.

La più grande esecuzione dal 1980
Quella di oggi è la più grande esecuzione di massa per questi reati dal 1980, quando furono giustiziati 63 ribelli jihadisti, accusati di aver computo l’assalto alla Grande Moschea della Mecca nel 1979, che causò oltre 150 morti. L’Arabia Saudita è tra i paesi che eseguono il più alto numero di sentenze: dal 1985 al 2005 sono state messe a morte oltre 2.200 persone. Lo scorso anno le condanne a morte sono state 157, 90 quelle comminate nel 2014.

Rabbia del mondo sciita. Iran: “Riad sostiene i terroristi”
Proteste si sono levate da tutto il mondo sciita. L’Iran e i leader religiosi sciiti in Medioriente hanno condannato l’esecuzione dell’imam, annunciando ripercussioni nei confronti della casa reale saudita. In un crescendo di tensioni religiose e diplomatiche, Iran, Yemen e Libano sostengono che l’uccisione di Al Nimr porterà con sé un’ondata di rabbia diffusa e manifestazioni di protesta. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Hossein Jaber Ansari, ad esempio, ha accusato Riad di sostenere il terrorismo e di giustiziare chi si oppone ai terroristi. “Il governo saudita sostiene i terroristi e gli estremisti takfiri (termine usato per indicare i sunniti radicali, ndr), mentre giustizia e sopprime le voci critiche all’interno del Paese”, ha detto Jaber Ansari citato dall’agenzia di stampa Irna. Il portavoce del ministero della Giustizia, Mansur al Qufari, ha risposto alle critiche negando ogni discriminazione confessionale, affermando che i processi sono stati regolari e hanno visto “garantiti i diritti della difesa“.

I religiosi in tutto il Paese hanno condannato l’esecuzione, annunciando la sospensione dei loro corsi. Studenti delle scuole coraniche sono scesi in piazza nella città di Qom con le foto del dissidente saudita, riferisce l’agenzia iraniana Mehr, aggiungendo che domenica gli studenti universitari e delle scuole coraniche scenderanno in piazza a Teheran per marciare verso l’ambasciata saudita. Un assaggio si è avuto già sabato, con la manifestazione contro il consolato saudita di Mashhad, città religiosa nella zona nord-orientale del Paese. Dopo gli slogan contro le autorità dello Stato arabo, la protesta ha preso una piega violenta: la bandiera dell’Arabia Saudita è stata bruciata, provocando un incendio.

L’Arabia Saudita, secondo l’agenzia Spa, ha convocato l’ambasciatore iraniano a Riad in relazione alle dichiarazioni “ostili” riguardo alle esecuzioni, che “reputa una flagrante intromissione negli affari del regno”.

Libano, Consiglio supremo islamico: “Grave errore”
L’esecuzione di Al Nimr è stata definita un “grave errore” dal Consiglio supremo islamico sciita in Libano e una “flagrante violazione dei diritti umani” da parte dei ribelli houthi in Yemen. Citato dall’agenzia di stampa Mehr, l’Ayatollah Ahmad Khatami ha detto di “non avere dubbi che questo sangue puro macchierà il colletto della Casa di Saud. L’esecuzione dello Sheikh Nimr è parte di un disegno criminale da parte di questa famiglia infida. Il mondo islamico denuncerà questo regime infame fino a quando sarà possibile”.

Fedeli in piazza in Bahrein, scontri con la polizia
Alla notizia delle esecuzioni è esplosa la rabbia degli sciiti in Bahrein. La polizia ha sparato gas lacrimogeni contro diverse decine di persone che stavano protestando in strada nel villaggio sciita di Abu-Saiba, a ovest della capitale Manama: i manifestanti avevano in mano le immagini del religioso e si sono scontrati con le forze dell’ordine.

Iraq, deputati: “Ora Baghdad giustizi detenuti sunniti”
Voci di protesta si levano anche dall’Iraq. La massima autorità sciita del Paese, l’Imam Moqtada al-Sadr, ha chiesto “agli sciiti dell’Arabia Saudita di mostrare coraggio nella risposta, anche con manifestazioni pacifiche, e lo stesso per gli sciiti nel Golfo, come deterrente per l’ingiustizia e il terrorismo di governo in futuro”. “Chiedo che ci siano manifestazioni davanti a siti e interessi sauditi e io chiedo al governo (iracheno, ndr) di non aprire l’ambasciata saudita”.

“L’applicazione della condanna a morte di Nimr Baqir al-Nimr incendierà la regione”, ha detto il deputato sciita Mohammed al-Sayhood. Haitham al-Jubouri, un altro parlamentare sciita, ha detto che “l’esecuzione di Mujahid Sheikh Nimr al-Nimr da parte del regime terrorista saudita rappresenta l’inizio della fine dei Saud’’. “Questa decisione infiammerà il conflitto settario nella regione e nel mondo”, ha proseguito Jubouri, affermando che ”quest’azione non resterà impunita da parte di Dio e del popolo”. Il deputato sciita Kamil al-Zaidi, del blocco politico dello Stato di Diritto, ha condannato l’esecuzione e chiesto al governo di Baghdad “l’applicazione delle condanne a morte per tutti gli arabi, in particolare per i sauditi, e per i terroristi stranieri che sono stati processati da tribunali iracheni”.

Coalizione militare araba: “Fine tregua nello Yemen”
Nello stesso giorno delle esecuzioni l’agenzia di stampa saudita Spa ha reso noto su Twitter che la coalizione militare araba a guida saudita ha annunciato la fine del cessate il fuoco nello Yemen, dov’è impegnata dal 26 marzo a combattere i miliziani sciiti houthi sostenuti dall’Iran. La tregua era iniziata il 15 dicembre, ma è stato violata più volte sia dalla coalizione militare araba, sia dai miliziani sciiti. “La leadership della coalizione che sostiene la legittimità in Yemen annuncia la fine della tregua in Yemen a partire dalle 14 di sabato”, ora locale, ha riferito la Spa.