movimento 5 stelle

Ci sono buone possibilità che l’anno entrante sia a Cinque Stelle. Ottimamente piazzati nei sondaggi, sia a livello nazionale che locale, gli esponenti del Movimento hanno di recente ricevuto una sorta di endorsement da parte del Financial Times, organo del capitale finanziario internazionale, che ne attesta la “maturità”. La nuova generazione dei leader alla Di Maio e Di Battista, dimostra autonomia dai fondatori, personalità, indubbia serietà e impegno. Ciò che più conta: la gente è stanca dei partiti tradizionali, dominati dalle cricche di questo Paese, o comunque incapaci di lanciare idee di trasformazione in grado di far presa sull’opinione pubblica.

Personalmente non ho nulla contro il populismo, categoria del resto di dubbia utilità scientifica che i media dominanti utilizzano per bollare un po’ chiunque dissenta dalle loro fallimentari veline imposte dal potere finanziario. Ve ne sono però varie specie, alcune chiaramente nocive come il populismo razzista alla Salvini/Le Pen/Farage. I Cinquestelle stanno chiaramente da un’altra parte, anche se non mancano periodiche cadute di stile, dovute però in genere all’iniziativa individuale di Grillo o di qualche altro.

La bandiera principale del Movimento è l’onestà, con il proposito dichiarato di restituire alla politica la sua natura di attività di servizio. Ovviamente va bene, anzi è molto, ma non basta.

Tra le principali sfide che una classe politica italiana realmente innovatrice si troverà ad affrontare vi è indubbiamente quella della lotta alla corruzione, per vincere la quale servono organismi specializzati, ma soprattutto trasparenza e partecipazione, cioè controllo popolare.  L’onestà, insomma, non basta neanche in questo limitato, seppure fondamentale settore.

Ancora meno basta se guardiamo alle altre principali sfide da affrontare, sulle quali sta cadendo miseramente il governo Renzi.

1. Occupazione: la “ripresa” che sarebbe in atto è chiaramente una bufala. Del resto il problema è globale. Per combattere la disoccupazione ci vogliono politiche pubbliche, dato che il capitale privato non ha interesse alcuno ad effettuare nuove assunzioni. Anche il reddito di cittadinanza è una buona idea. Occorrono quindi cospicue risorse che si possono ottenere solo riequilibrando il prelievo fiscale e mediante una lotta senza quartiere all’evasione. Ci vuole anche un’indagine conoscitiva sul debito pubblico.

2. Ambiente: il tempo è scaduto da un pezzo. Anche qui urgono politiche pubbliche oggi inesistenti in settori come la difesa del suolo, l’energia, l’alimentazione, i trasporti, l’urbanistica e altri.

3. Pace: occorre dissociarsi con nettezza dalle prospettive guerrafondaie e fermare il traffico d’armi, che ha tra i suoi protagonisti varie industrie italiane anche prestigiose. Recuperare l’indipendenza piena del nostro Paese sul piano della politica estera, a fronte di subalternità atlantiche e inesistenti politiche estere europee, rappresenta un imperativo categorico ed urgente.

4. Diritti civili: dobbiamo smetterla di essere un Paese di retroguardia anche su questo terreno. Matrimonio gay, liberalizzazione della cannabis, cittadinanza italiana piena per le seconde generazioni di immigrati non possono certo aspettare l’estinzione completa dell’osceno ceto politico integralista e reazionario che oggi sta confluendo pressocché totalmente nel renzismo.

Sono consapevole del fatto che il Movimento Cinque Stelle ha idee e proposte condivisibili che riguardano questi ed altri settori. Manca tuttavia ancora una trama programmatica di fondo visibile.  La cosa peggiore è che qualcuno pensi che l’ambiguità sia un fatto positivo perché consente di ramazzare voti un po’ dappertutto. Ma sarebbe una grave dimostrazione di miopia elettoralistica, dato che prima o poi i nodi vengono al pettine. Un altro elemento negativo è che la cultura politica del Movimento appare ancora ambigua rispetto al tema del conflitto sociale, unica garanzia reale di progresso, democrazia e giustizia. Le ambiguità vanno chiarite nel giusto senso. Altrimenti il rischio concreto è che un Movimento nato con propositi ambiziosi di rinnovamento finisca per fare da foglia di fico a un sistema agonizzante.

Il che peraltro conferirebbe un’aura alquanto sinistra ai, per ora, timidi approcci del Financial Times. Di tutto abbiamo bisogno fuorché di onesti servitori del Capitale. Se si vogliono soddisfare i bisogni dei cittadini occorrono scelte contro il sistema, per trasformarlo a fondo. Da solo il Movimento non può certo riuscire in questa impresa, ma aprendosi ai movimenti di lotta reali sì. Una scelta inevitabile se vogliamo davvero cambiare l’Italia. Che ne dite Pentastellati non piu’ (o sempre meno) “grillini”?