Il colpo di coda dell’anno che se ne va ha aperto la grande battaglia del 2016. Nei prossimi dodici mesi si giocherà il match per l’elezione del nuovo presidente della Federcalcio, dopo il biennio sotto la guida di Carlo Tavecchio. E l’ascesa di Gabriele Gravina al timone della Lega Pro è la prima mossa di una partita a scacchi dove ogni spostamento dovrà essere calibrato. La situazione nei palazzi del calcio italiano è alquanto liquida tra indagini, riposizionamenti tattici di alcuni giocatori e mire politiche di altri. In mezzo ci sono gli Europei, l’asso nella manica dell’attuale numero uno di via Allegri per rilanciare le proprie chance di ricandidatura – annunciata con largo, forse pure troppo, anticipo – e vittoria, che paiono in ribasso: la prima a causa dell’ennesima pesante gaffe su ebrei e omosessuali, la seconda dopo il successo di Gravina.

Il peso delle indagini
A monte ci sono tutte le inchieste e i processi aperti con la parte marcia del calcio sul banco degli imputati. Nessun pezzo del pallone italiano è immacolato: dai “treni del gol” di Catania che hanno macchiato la Serie B al calcioscommesse che inquinava i campionati di Lega Pro e Serie D fino al processo di Cremona, al via tra poco più di un mese con la maxi-udienza preliminare che potrebbe trascinare in dibattimento anche il ct della nazionale Antonio Conte. Alcune settimane fa la relazione del sub commissario Belardino Feliziani ha scoperchiato anche la presunta mala-gestione della Lega Pro sotto Mario Macalli e attivato le procure di Napoli e Roma. I magistrati della Procura di Milano sono invece convinti che Mediaset e Infront abbiano alterato l’asta sui diritti tv della Serie A per il triennio 2015/18.

I calcoli di Tavecchio
Un’accusa grave, corroborata anche da un’indagine dell’Antitrust, commentata così da Tavecchio: “I diritti tv in questo momento sono l’unica possibilità affinché il calcio sussista in Italia – disse a settembre ribadendo la fiducia nella magistratura – Inutile girarci intorno: senza il miliardo e 200mila euro dai diritti tv, salta il banco”. Prima i soldi, insomma. Che è poi la grande preoccupazione anche di Claudio Lotito, tra i deus ex machina della sua elezione. Per la telefonata con Pino Iodice nella quale tra le altre cose si “augurava” la mancata promozione di Frosinone e Carpi così da non toccare l’appeal dei diritti tv, il presidente della Lazio e consigliere federale è indagato a Napoli per tentata estorsione. Da quel giorno Tavecchio ha preso mediaticamente le distanze e si sussurra che la mossa non sia stata particolarmente apprezzata da chi, come lo stesso Lotito e Adriano Galliani, lo ha trascinato verso la poltrona più pesante della Figc. Quello dell’ex re dei Dilettanti è stato un freddo e conveniente calcolo dettato anche dalle pressioni del Coni e del Governo. Lotito appare più raramente davanti alle telecamere ma il suo peso in Consiglio federale in fin dei conti non è più ‘leggero’ di qualche mese fa.

Lega Pro, il ko Lotito e il ritorno di Abete
Anche se per la prima volta ha dovuto fare i conti con una pesante sconfitta politica che di tanto in tanto farà scricchiolare la maggioranza dell’attuale Consiglio ma soprattutto sposterà gli equilibri nelle prossime elezioni federali. È accaduto in Lega Pro, dove per la successione di Mario Macalli Lotito aveva indicato come suo riferimento Raffaele Pagnozzi tirandogli la volata fino a poche ore dalle urne. L’ex segretario generale del Coni, nonostante l’attivismo del presidente biancoceleste, ha perso la corsa contro Gabriele Gravina, dirigente di lungo corso e vicino a Giancarlo Abete. Una figura chiave, quella del predecessore di Tavecchio, nell’avvicinamento all’assemblea elettiva. Alcuni mesi fa lo aveva detto a chiare lettere a ilfattoquotidiano.it: “Mi sento ancora un punto di riferimento, è normale che sia così dato il mio passato e le cariche attuali. Al momento delle dimissioni avevo promesso che avrei continuato a fare politica sportiva, e questo sto facendo, con lo spirito di chi non ha ambizioni personali per il futuro”. Specificando però che “fra un anno parteciperò attivamente alla scelta del prossimo presidente, anche perché a volte si può essere più utili da dietro le quinte che in prima linea”.

Dalle leghe le prime indicazioni
Prima si rinnoveranno le presidenze delle leghe. Un passaggio utile a definire schieramenti e rapporti di forza. Chi succederà a Maurizio Beretta in A? Andrea Abodi, ora alla guida delle società di B, ha più che accennato a un suo possibile passo avanti dopo la bocciatura del 2012 che mise all’angolo anche Andrea Agnelli, il primo a sostenerlo e ‘sconfitto’ anche alle scorse elezioni federali. La riconferma in Lega Pro del neo eletto Gravina appare scontata: Tavecchio non potrebbe quindi contare sul 17 per cento della terza divisione. Ma pure tra i Dilettanti, che pesano per il 34 per cento nell’assemblea elettiva della Figc, il blocco compatto che lo aveva spinto in via Allegri ha registrato qualche crepa con le defezioni di Campania e Umbria sia durante l’elezione di Felice Belloli, poi costretto alle dimissioni per le frasi sulle calciatrici, che dell’attuale governance di Nino Cosentino, “tavecchiano” di ferro. Il presidente della Figc proverà ad andare avanti con il suo programma, tra centri federali e un tentativo di rilancio del calcio femminile. Nella speranza di pescare il jolly in Francia: un brillante risultato della nazionale agli Europei gli permetterebbe di recuperare forza e credibilità. Dall’altra parte tra marette interne (Assocalciatori) e silenzi tattici, manca ancora un nome davvero spendibile per sfidare il ticket Galliani-Lotito, che deciderà se sarà Tavecchio o meno uno dei candidati. Si preannuncia una partita aperta, dove un ruolo tutt’altro che secondario verrà giocato dagli sviluppi delle indagini in corso.