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Mentre gli occhi del mondo sono fissi sulla Siria, in Yemen, l’Arabia Saudita e l’Iran si confrontano in una guerra per procura che non ha nulla da invidiare a quelle classiche della guerra fredda. Solo, questa volta, invece di due super potenze mondiali abbiamo a che fare con due super potenze regionali che sostengono due interpretazioni distinte dell’Islam. L’Arabia Saudita, una nazione a maggioranza sunnita, che apertamente discrimina la popolazione sciita, e l’Iran, un paese a maggioranza sciita, che non vede di buon occhio i sunniti. Entrambe desiderano esportare il proprio brand nel mondo musulmano ed entrambe, a tal fine, fanno largo uso del proselitismo. La posta in gioco non è il villaggio globale ma la supremazia nel Medio Oriente e sulla popolazione musulmana.

Anche la guerra civile in Yemen, come quella siriana, è la diretta conseguenza della primavera Araba. Nel 2011, di fronte alle proteste di piazza, i paesi del Golfo negoziarono un accordo per rimuovere il presidente/dittatore yemenita, Ali Abdullah Saleh, e rimpiazzarlo con Abdrabbuh Mansour Hadi, un nuovo presidente/dittatore. Ma Saleh non aveva nessuna intenzione di andare in pensione, anzi, alleatosi con i ribelli sciiti Houthi, armati dall’Iran, è riuscito a riconquistare la capitale Sanaa e cacciare Hadi, che nel 2014 è fuggito in Arabia Saudita.

Nel marzo del 2015 l’Arabia Saudita è intervenuta militarmente. Prima con bombardamenti aerei poi con le truppe di terra. Obiettivo: riconquistare gran parte del paese ormai sotto il controllo degli Houthi, ed, indirettamente, di Teheran. Ufficialmente, il timore è che l’Iran arrivi a controllare il porto di Aden, porta d’ingresso al mar Rosso ed al canale di Suez. De facto, però, l’Arabia Saudita teme di avere a nord e a sud, nazioni con governi filo iraniani.

A nord, infatti, si trova l’Iraq, che fino al 2003 era gestito da un regime secolare e sunnita, quello di Saddam Hussein, nonostante la maggioranza della popolazione fosse sciita. Adesso la situazione è cambiata, dalla caduta di Saddam l’Iraq è guidata da regimi sciiti che mantengono stretti rapporti con Teheran.

In Yemen come in Iraq, il paese è diviso tra forze sciite e sunnite. Dalla fine della primavera, in Yemen ci sono due capitali, Sanaa e Aden, in mano a fazioni diverse. Ormai è anche chiaro che le forze pro-saudite sono impantanate in una guerra di lungo periodo. I colloqui di pace che si sono tenuti in Svizzera a dicembre non hanno prodotto buoni risultati ed è molto probabile che quando verranno ripresi a gennaio non si riesca ad arrivare ad un accordo.

Nel 2016, dunque, il conflitto yemenita potrebbe perdurare con conseguenze disastrose sulla popolazione. Secondo le Nazioni Unite, dal marzo del 2015, 6.000 persone sono state uccise, di cui circa 2.500 a causa delle incursione aeree da parte dell’aviazione saudita, mentre l’80 per cento della popolazione sopravvive grazie agli aiuti umanitari.

Naturalmente, ad armare i sauditi e gli altri stati del Golfo Persico, tutti membri della coalizione organizzata dal re saudita Salman, sono le potenze occidentali, con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti in testa. Armi che vengono vendute anche alle forze sciite irachene per combattere il sunnita Stato Islamico.

Ed ecco il nocciolo della questione medio-orientale: non esiste uno schieramento sciita sunnita ben definito. In Siria l’occidente arma i ribelli sunniti anti-Assad ma in Iraq difende il regime sciita contro l’avanzata dello Stato Islamico. I russi sostengono il regime di Assad e bombardano i ribelli. In Yemen le potenze occidentali armano i sauditi nella guerra contro gli Houthi, a loro volta finanziati dall’Iran. Ed ancora, nel triangolo sunnita iracheno l’occidente è schierato con le guardie rivoluzionarie iraniane che lottano a fianco delle milizie sciite del regime di Baghdad.

Tutto ciò non ha senso ed è per questo che non si riesce a trovare una soluzione ai conflitti merio-orientali. Nell’intricato sistema di alleanze e coalizioni le stesse nazioni possono essere allo stesso tempo amiche, nemiche o alleate a seconda della propria religione e dei legami dei loro leader con le nazioni occidentali. La guerra civile e per procura yemenita è solo uno degli aspetti anacronistici di un Medio Oriente in fiamme a causa dello scontro di due super potenze islamiche oggi entrambe alleate di quelle occidentali.

Unica forza che gioca sola, lo Stato Islamico, una posizione che questo sfrutta a suo vantaggio nella propaganda che conduce nel mondo musulmano. Non sottovalutiamola. L’Isis non ha fatto ancora la sua comparsa in Yemen quale forza politica di rilievo, è possibile che ciò avvenga nel 2016, in fondo questa nazione sembra destinata condividere l’amaro fato della Siria.