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Ieri il Parlamento greco ha finalmente approvato, con una larga maggioranza di 193 voti, una legge sulle unioni civili che rende accessibile questo istituto alle coppie formate da persone dello stesso sesso, dopo la sua creazione per le sole coppie eterosessuali nel 2008. La legge è stata approvata in un mese, dopo l’annuncio del primo ministro Alexis Tsipras.

Speciale la sua dichiarazione dinanzi al Parlamento: con l’introduzione delle unioni civili per le coppie dello stesso sesso si chiude un ciclo di arretratezza e di vergogna per lo stato greco, di negazione e marginalizzazione di una parte dei nostri concittadini che non hanno avuto finora alcun diritto nella convivenza col proprio partner, il che ha portato la Grecia a condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Oggi non è un giorno di celebrazioni, ma un’occasione per chiedere scusa alle persone cui finora sono stati negati i diritti concessi agli altri cittadini in paesi con sistemi giuridici più avanzati.
Questo disegno di legge avrebbe dovuto passare anni fa.

Cordoglio per le persone i cui diritti umani sono stati disconosciuti fino ad oggi, dunque. E scuse per il tempo trascorso senza questa legge. “Questa legge avrebbe dovuto essere approvata anni fa, anzi forse anche mesi fa, per quanto riguarda questo governo,” ha rimarcato Tsipras.

La parlamentare proponente del disegno di legge Vasiliki Katrivanou (di Syriza, lo stesso partito del premier) ha inoltre precisato che “una relazione tra due persone riguarda l’amore, e quello che questa legge fa è riconoscere la possibilità di vivere in una relazione d’amore e di esprimerlo pubblicamenteAttraverso le unioni civili, queste coppie possono prevedere una vita familiare insieme.”

Noi italiani ora siamo davvero persino più indietro degli ultimi nella classifica dei paesi del continente europeo che hanno legiferato in materia di unioni tra persone dello stesso sesso. Ci hanno superato tutti. Da ieri apparteniamo a pieno titolo alla famiglia degli Stati dell’ex blocco sovietico. Non ci sta più dietro neppure la Grecia, secondo quella che fino ad oggi la nostra classe dirigente poteva considerare ed effettivamente considerava, tra le altre cose, una comoda scusante per non legiferare in materia. Eh, ma neppure in Grecia ce l’hanno questa legge — dicevano. E, come sempre, sono stati smentiti.

Certo, non sono mancate le opposizioni, pure vigorose, anche in Grecia, dove i vescovi ortodossi hanno invitato le chiese a suonare le campane a morto. Ma non è morto nessuno, piuttosto il contrario: si è riconosciuto esplicitamente l’errore, ormai divenuto inaccettabile a ogni nazione che si definisca civile, di considerare le persone omosessuali come persone prive di diritti, e in particolare del diritto di vivere le loro relazioni e il loro amore alla luce del sole e non più all’ombra del diritto. Ricordiamoci sempre queste parole: negazione e marginalizzazione. Corrispondono ai comandamenti implacabili che si è sentito dire chiunque sia diverso, ogni volta che reclama il sacrosanto diritto di essere e rimanere se stesso.

Scuse. Le scuse le dovrebbe ricevere dal governo italiano l’intera comunità LGBT italiana. Per i decenni di censura e silenzio imposto sulle realtà delle coppie omosessuali e delle famiglie arcobaleno nella politica, nei media e nella televisione, a partire da quella pubblica; per l’assoluta mancanza di rispetto per queste persone, soggette nel linguaggio politico a una meticolosa ed impegnata operazione di derisione, ridicolizzazione e banalizzazione. Ma, soprattutto, per la costante presa in giro che la comunità LGBT subisce dalla classe politica. Nel suo profilo Facebook Ivan Scalfarotto, che qualche tempo fa si è vantato di “aver portato a casa” la legge contro l’omofobia (che invece dorme di un sonno profondo che neanche la Bella Addormentata, solo che non ci sarà alcun principe a svegliarla), scrive:

Chi oggi esulta per la legge sulle #unionicivili in Grecia, esulterebbe se in Italia passasse una legge senza stepchild…

Posted by Ivan Scalfarotto on Mercoledì 23 dicembre 2015

A parte che in Grecia esiste l’adozione da parte dei single che da noi non c’è, ma come si può pensare di esser meglio della Grecia quando pure noi abbiamo subito una condanna da parte della Corte europea dove, mentre per la Grecia si evidenziava l’esistenza di una discriminazione, per l’Italia i giudici hanno addirittura affermato la ricorrenza di un problema di democrazia e di dialogo tra le corti, che da anni dicono al Parlamento di intervenire, e quest’ultimo, che stagiona silente nelle cantine buie dell’inerzia. A Scalfarotto andrebbe ricordato che il ddl sulle unioni civili è stato depositato il 13 marzo 2013. I bambini nati quel giorno festeggeranno presto i tre anni. Scalfarotto è responsabile della nostra arretratezza esattamente quanto lo erano governo e Parlamento greco fino a ieri, con la differenza che questi ultimi hanno avuto il coraggio e l’umiltà politica di chiedere scusa per il loro perdurante fallimento morale del passato.

Ma noi no, mai. Come Diego Fusaro, che da questo stesso blog afferma che quella legge sarebbe un ripiego per i fallimenti di Tsipras sul piano economico. Come se l’assenza di diritti fondamentali e le conseguenti plurime condanne dell’Europa non siano ben più importanti sul piano sociale del bilancio pubblico. Il vero punto è che economicamente la Grecia sta peggio di noi e ha trovato tempo e numeri per fare questo passo essenziale verso la civiltà. Ed ha una maggioranza risicata e sorretta dalle forze conservatrici di Anel così come noi abbiamo Ncd, eppure ha elaborato una risposta all’assenza di diritti. Quel che è peggio è che, proprio come i vari Renzi, Scalfarotto & Co., anche Tsipras aveva promesso una legge nel corso della campagna elettorale. E la legge poi l’ha fatta.

Noi, quando?

P.S.: Anche da noi facciamo progressi, comunque. La Corte d’Appello di Roma ha infatti confermato che la partner della madre biologica di una bambina nata in Spagna può adottare quest’ultima secondo la formula dell’adozione in casi particolari. Solo che da noi bisogna passare dai giudici perché la politica non si vuole occupare responsabilmente del tema. Ma questo l’ho già detto.