Il “Bomba” si era appena insediato, oramai quasi due anni fa, che subito annunciò con il suo Guardasigilli nuovo di zecca a fianco: “Ed entro giugno avremo la riforma della Giustizia!”. Ricordo ancora di aver osservato in quell’istante la deglutizione multipla di Orlando, il quale a sua insaputa apprendeva or ora che il suo delicatissimo Ministero della Giustizia sarebbe stato investito dal ciclone di una riforma tanto necessaria quanto delicata.

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Al liceo lo chiamavano “il bomba” perché le sparava talmente grandi che si era tenuti a crederci. Poi Renzi ne ha fatta di strada. E da molti mesi conferma di non essere cambiato affatto, al punto che a suo dire il Governo avrebbe varato già ben oltre 20 riforme. Perdindirindina. E la riforma della giustizia troneggia nella fantapolitica renziana. Infatti dopo l’annuncio a sorpresa (e all’insaputa dello stesso Guardasigilli, almeno un sms avrebbe potuto mandarglielo…) siamo poi giunti al successivo mese di giugno quando Orlando, imbarazzatissimo (il “Bomba” come noto le spara e poi manda gli altri a metterci la faccia e a dare spiegazioni), si dovette presentare puntuale in conferenza stampa ma con un mero foglietto in mano pieno di intenti. Un decalogo. E la riforma? Beh no, avevate inteso male, quella arriverà entro l’anno. Ed eccoci ora finalmente prossimi allo scadere dell’anno. Ma della riforma non v’è ombra alcuna.

Un vero peccato perché la giustizia italiana rimane sempre in uno stato comatoso, nonostante gli anabolizzanti massicci inoculati dagli ultimi legislatori, che hanno tentato di alterare il gioco (ergo la tutela dei diritti, ergo l’architrave della democrazia), falsandolo con:

1) l’aumento mostruoso ed esponenziale dei Contributi Unificati e delle marche (gli importi che vanno al ministero delle Finanze per iniziare e/o sostenere una causa e una difesa), tale per cui oramai solo i più abbienti possono difendersi, un vero e proprio diritto fondato sul censo;
2) un effluvio di norme tecniche, prassi, giurisprudenza e delirium tremens volto ad annichilire il processo civile telematico (già nato su una piattaforma obsoleta di suo);
3) una giurisprudenza difensiva degli interessi dello Stato, talmente imbarazzante da meritare una rivolta su temi fondamentali (esodati, principio del contraddittorio, pensioni etc.), che possono costare allo Stato miliardi, e al punto che quando vinci sei quasi sempre tenuto a sopportarti le spese di lite, in aperta violazione dell’art. 91 c.p.c., mentre quando perdi le paghi e rischi pure l’applicazione delle sanzioni. Giusto per citarne alcuni.

Un vero peccato perché il ministro Orlando si è rivelato un ministro appassionato, competente, onesto, colloquiale. Qualità che tutte insieme non si vedevano da tempo. E che forse andrebbero adoperate per contribuire a lasciare una riforma fondamentale.
Peccato perché i temi da affrontare sono tanti: riforma del Csm e soppressione del correntismo che domina la magistratura; far dirigere i tribunali e le Corti d’appello da magistrati manager qualificati che rendano conto del proprio operato; riforma del codice di procedura civile, adottando uno o due modelli di processo, snelli ma che sappiano tutelare il diritto di difesa; separazione delle carriere tra pm e giudici; adottare una sola piattaforma telematica di processo e giurisdizione (oggi abbiamo il Pct, il Ptt a mezzo servizio, il Gdp parziale, la Giustizia Amministrativa parziale), creando solo confusione e una indebita moltiplicazione di costi; uniformare i sistemi elettorali per l’avvocatura (tra Cnf, Ordini, Cf e Oua abbiamo vari modelli di dubbia effettiva democrazia); riforma della magistratura onoraria e di quella dei giudici di pace (consentendo solo ai più meritevoli di farne parte e solo a tempo, mentre oggi abbiamo giudici non togati che svolgono funzioni da 15 anni!); consentire realmente a tutti di accedere al diritto di difesa; riordinare i sistemi di Adr (Alternative Dispute Resolution) oggi frammentati confusamente tra arbitrato, conciliazioni (Corecom, camere di commercio etc.), mediazioni obbligatorie e facoltative, negoziazioni obbligatorie e facoltative etc.. Solo per citarne alcuni.

Insomma, ce ne sarebbe da fare. Eppur non si fa perché una giustizia efficiente è certamente deleteria per i mariuoli e per i veri poteri forti (banche, assicurazioni, oligarchi, etc.). Un vero pericolo per i disonesti. E allora annunciamo, annunciamo, che prima o poi qualcuno si convincerà di averlo fatto.