Dalla bella favola della Leopolda alla dura realtà di Platì, una volta regno della ’ndrangheta dei sequestri e oggi capitale calabrese del narcotraffico. Era il 2 giugno quando arrivarono in massa i capataz del Partito democratico calabrese. Dal deputato Ernesto Carbone al governatore Mario Oliverio passando per Ernesto Magorno, uomo di Renzi in Calabria. Sono passati più di sei mesi ma il circolo Pd non esiste più. Al suo posto un negozietto di collanine, santi e madonne. Questo non lo ha detto il premier Matteo Renzi che, nei giorni scorsi, durante una Leopolda sottotono e squassata dalle polemiche sulle banche, si è giocato la carta di Platì incoronando la trentenne Annarita Leonardi come candidata alla guida della cittadina famosa per due scioglimenti per mafia e per i sindaci morti ammazzati

La portaborse dell’on. Lacquaniti
Bersaniana folgorata sulla via della Leopolda, la Leonardi non è di Platì ma di Reggio Calabria. È la portaborse del deputato Luigi Lacquaniti, eletto con Sel e poi passato al Pd. Alle primarie perse da Renzi per la segreteria nazionale, votò Bersani. Ma all’ultimo congresso nazionale si schierò con Matteo il “rottamatore”. La giornalista Caterina Tripodi, del Quotidiano del Sud, la definisce “emblema della politica 2.0, più conosciuta per l’onnipresenza sui social network che per la politica attiva”. Foto con Renzi a favore di cellulare per far capire a tutti l’importanza dell’investitura. Ma calato il sipario della Leopolda, le interviste e i sorrisi post show, eccoci nel paese dei bunker e della democrazia commissariata.

Davanti a quella che doveva essere la sezione del Partito democratico, incontriamo Maria Grazia Messineo, anche lei giovanissima (26 anni) dirigente del Pd calabrese. Nella Locride rappresenta il rovescio di un partito alla deriva. Maria Grazia e Annarita non si tollerano. Da mesi la prima si sta battendo contro l’atteggiamento del suo stesso partito che a Platì non è riuscito nemmeno a pagare l’affitto di un circolo e a nominare un segretario: “Nell’ultima assemblea regionale – dice Maria Grazia Messineo – ho fatto presente questa situazione a Oliverio e ai segretari regionali e provinciali Magorno e Romeo. C’era anche il sottosegretario Marco Minniti. Nessuno mi ha dato una risposta. Oggi Renzi annuncia la candidata del Pd, ma a Platì non c’è nemmeno una tessera”.

Arrivano i reporter e tutti lo sanno
Cinque minuti e al negozio di collanine arriva Saverio Catanzariti, proprietario dello stabile. Minimizza sulla chiusura del circolo e difende la Leonardi: “La sinistra storica di Platì è con Annarita. Sarà lei la candidata”. Squilla il telefono: tutti sanno della nostra presenza a Platì. Si avvicina un giovane, senza casco a bordo di un motorino, e ci comunica che “Annarita ha detto di passare da lei”. Non lo facciamo subito e dal centro del paese arriva la candidata di Renzi con uno stuolo di ragazzi. Non la lasciano mai sola e tentano di impedire ai giornalisti Rai del Tgr Calabria di intervistare Maria Grazia Messineo, mal vista dai supporter della Leonardi. “Lo decido io chi deve essere intervistato e chi no”, avverte uno di loro. Poi, lontano dai microfoni, racconta di avere uno zio in carcere: “Se è venuta stavolta e non gli abbiamo fatto niente, deve ringraziare a Dio”. Antonio, questo è il suo nome, ci segue come un’ombra. Tenta di prenderci il braccio e si atteggia a “uomo di panza”.

Gli avvertimenti dei “compagni”
Prima di farsi mettere la museruola dalla Leonardi, Antonio ha il tempo di minacciare: “Chi ti ha detto di salire a Platì senza chiedere il permesso. Qua e fuori da qua Annarita non si tocca. Che voi venite con altra gente (indica la Messineo, ndr) non tanto ci piace. Non scrivere cazzate domani sul giornale”. E un altro rincara la dose: “Statevi attento. Se lo scrivi la prossima volta non ti facciamo venire qua. Il Pd a Platì siamo noi”. “È solo arrabbiato – lo giustifica la candidata di Renzi – Tu sei venuto a raccontare cosa succede a Platì, a parlare della mia candidatura e non mi chiami?”. I malpensanti accusano la Leonardi di sfruttare Platì e l’antimafia come trampolino di lancio per le prossime Politiche: “Non ne so nulla. Io non ho nessun seggio sicuro. Platì non c’entra niente con un posto in Parlamento”.

Ci dirigiamo verso il suo comitato. Per strada la candidata incontra una donna. Basta un attimo e assistiamo a un bel siparietto: “Come sono brava o mala?”. “Brava”. “Tu mi voti?” “E certo”. Ma è un altro fan, fuori dal comitato, a spiegarci il Platì-pensiero: “A Roma vi futtistu i soldi e qua venite a parlare di ’ndrangheta? Devono parlare di lavoro. È inutile che mandano 800 carabinieri”. E rivolgendosi alla Leonardi: “Ti devi spaventare dei colletti bianchi, non degli abitanti di Platì”. Lei lo rassicura: “La mia forza è prima Platì e poi Renzi”. Non pervenuta la parola ’ndrangheta. Non c’è tra i “5 punti essenziali” del programma elettorale. Lasciamo Platì, nel cuore dell’Aspromonte, e arriviamo sulla statale 106. Squilla il cellulare, è Catanzariti: “Tutto apposto? Se hai bisogno di qualcosa sono il tuo punto di riferimento qui a Platì. Va bene?”. “Ok”. Platì aspetta che arrivi anche qui la democrazia.

da Il Fatto Quotidiano del 17 dicembre 2015