La California sta pensando di rendere obbligatoria una doppia patente per la circolazione delle auto a guida autonoma: secondo la bozza di legge elaborata dal Department of Motor Vehicles l'”operatore di veicolo autonomo” – chiamarlo guidatore sarebbe scorretto – potrebbe avere bisogno sia di una normale patente sia di un certificato specifico per il mezzo. Nello Stato più tecnologicamente avanzato d’America, è in vigore dal 2014 una legge che regola le fasi di sviluppo, e sono ben 11 i costruttori che hanno il permesso di testare le auto a guida autonoma sulle strade pubbliche, fra cui si sono aggiunte di recente anche Ford e Kia. Ora però i legislatori stanno pensando a come regolamentare la “fase 2”, quella di diffusione della tecnologia su larga scala.

Il nodo fondamentale è individuare il responsabile di eventuali incidenti, e si è deciso che a pagare le conseguenze dei possibili errori della macchina sarà proprio l’operatore, che dovrà “controllare costantemente che il veicolo si comporti in maniera sicura” ed essere “in ogni momento in grado di prendere il controllo del mezzo”, oltre ad accollarsi l’onere di pagare in caso di violazioni. “La bozza di regolamento esclude che i veicoli autonomi possano operare senza la presenza di un guidatore”, recita la comunicazione della motorizzazione californiana. “Dati i potenziali rischi legati alla diffusione di questa nuova tecnologia, il dipartimento crede che i costruttori debbano acquisire più esperienza prima di rendere disponibile la tecnologia al grande pubblico” e rimanda a norme “successive” – senza specificare date – la regolamentazione delle vetture senza conducente. Il 28 gennaio e il 2 febbraio il governo ha organizzato due giornate di discussione della proposta di legge, a cui sono invitati gli addetti ai lavori e la popolazione.

Ma Google non aspetta quel giorno per manifestare il suo malcontento per una proposta che di fatto mortifica il lavoro della divisione Google Car, che secondo Bloomberg è in procinto di diventare un’azienda indipendente. Fin dalla prima presentazione, infatti, big G aveva raccontato la sua idea di guida autonoma come strumento per l’indipendenza di anziani e diversamente abili: piccole auto prive di volante (nella foto in alto, il prototipo) che portano a destinazione i passeggeri semplicemente selezionando la destinazione. “Siamo profondamente amareggiati che la California metta un limite alle potenzialità delle auto a guida totalmente autonoma”, ha scritto il colosso in un comunicato ufficiale. “Vogliamo trasformare la mobilità di milioni di persone, sia riducendo quel 94% di incidenti causati dall’errore umano, sia restituendo il diritto allo spostamento a coloro che sono inabili alla guida. La sicurezza è la nostra priorità e la nostra prima motivazione”.

In realtà, fare convivere le auto robotizzate e quelle “a guida umana sulla stessa strada è tutt’altro che semplice e sicuro. Il motivo è semplice: i robot sono programmati per rispettare sempre le regole del codice della strada, ma si trovano a operare in un traffico caotico e indisciplinato. Secondo uno studio dell’Università del Michigan, pubblicato a ottobre, le auto a guida autonoma sono coinvolte in incidenti due volte di più di quelle tradizionali, però in impatti di minore gravità e mai per colpa loro: nella maggior parte dei casi sono tamponate da automobilisti distratti o dalla guida aggressiva, sorpresi dal veicolo prudente e ligio alle regole. Il segretario federale per i Trasporti, Anthony Foxx, non si lascia spaventare da questi problemi iniziali ed è già intervenuto nella querelle California-Google chiedendo all’ente per la sicurezza stradale Nhtsa di aggiornare le linee guida nazionali in modo che gli Stati non fermino l’innovazione.